— Aspettate, diss’egli, io vi accompagno.
— Perdono, signore, disse Franz a sua volta, mi sembra che, essendo io quello che il sig. Noirtier ha fatto domandare, stia particolarmente a me di arrendermi ai suoi desideri. D’altronde io sarei fortunato di potergli presentare i miei rispetti non avendo ancora avuta l’occasione di sollecitare questa fortuna.
— Oh! mio Dio, disse Villefort con una invisibile inquietudine, non v’incomodate.
— Scusatemi, signore, disse Franz col tuono di un uomo che ha presa una risoluzione, io desidero di non tralasciare questa occasione per provare al sig. Noirtier quanto avrebbe torto di concepire verso di me delle ripugnanze che sono deciso a vincere, qualunque esse sieno, con un profondo attaccamento.
E senza lasciarsi ritenere più lungamente da Villefort, Franz pure si alzò e seguì Valentina, la quale discendeva di già la scala con la gioia di un naufrago che mette la mano sopra uno scoglio.
Il sig. de Villefort li seguì entrambi.
Château-Renaud e Morcerf si scambiarono un terzo sguardo più meravigliato ancora dei due precedenti.
LXXIV. — PROCESSO VERBALE.
Noirtier aspettava, vestito di nero, ed installato nel suo seggio a bracciuoli.
Allora quando furono entrate le tre persone che calcolava dovessero venire, egli guardò la porta, che fu subito chiusa dal suo cameriere.