«La carrozza si fermò davanti un viale della strada di Saint-Jacques. Il generale discese appoggiandosi al braccio del presidente, di cui egli ignorava la dignità, e che prendeva per un semplice membro del club; si traversò il viale, si montò ad un piano, e si entrò nella camera delle deliberazioni.

«La seduta era cominciata. I membri del club, avvisati della specie di presentazione che doveva farsi quella sera, si ritrovavano in numero completo. Giunto in mezzo alla sala, il generale fu invitato a togliersi la benda. Egli si arrese tosto all’invito, e parve molto maravigliato di ritrovare un sì gran numero di persone di sua conoscenza, appartenere ad una società di cui fino allora non aveva neppure sospettata l’esistenza.

«Fu interrogato sulle sue opinioni, ma egli si limitò a dire, che le lettere dell’isola dell’Elba avevano dovuto farlo conoscere...»

Franz s’interruppe.

— Mio padre era realista, diss’egli, non vi era bisogno d’interrogarlo sulle sue opinioni; esse erano conosciute.

— E di là, disse Villefort, veniva la mia amicizia con vostro padre, mio caro Franz; si fa presto amicizia quando si dividono le stesse opinioni.

— Leggete, continuò l’occhio del vecchio.

Franz continuò.

«Il presidente prese allora la parola per impegnare il generale a spiegarsi esplicitamente; ma il sig. de Quesnel rispose che prima di tutto desiderava sapere ciò che si attendeva da lui.

«Allora fu data comunicazione al generale di quella stessa lettera dell’isola d’Elba che lo raccomandava al club come un uomo sul concorso del quale si poteva contare. Un paragrafo tutto intero esponeva il probabile ritorno dall’Isola e prometteva una nuova lettera con più ampi dettagli all’arrivo del Faraone, bastimento appartenente all’armatore Morrel di Marsiglia, il di cui capitano era interamente devoto all’imperatore.