«Durante questa lettura il generale, sul quale si era creduto poter contare, come sopra un fratello, dette al contrario dei segni di mal contento e di visibile ripugnanza.

«Terminata la lettura, egli dimorò silenzioso e col sopracciglio aggrottato.

«— Ebbene! domandò il presidente, che dite di questa lettera, sig. generale?

«— Io dico che è poco tempo che si è prestato il giuramento al re Luigi XVIII, per violarlo di già a benefizio dell’ex-imperatore.

«Questa volta la risposta era troppo chiara perchè si potesse dubitare dei suoi sentimenti.

«— Generale, disse il presidente, per noi non vi è più re Luigi XVIII, non vi è più ex-imperatore. Vi è soltanto Sua Maestà l’imperatore e re, allontanato da dieci mesi dalla Francia, suo Stato, dalla violenza e dal tradimento.

«— Perdono, signori, può darsi che per voi non esista un re Luigi XVIII, ma vi è per me, attesochè mi ha fatto barone e maresciallo di campo, ed io non dimenticherò mai che devo questi due titoli al di lui felice ritorno in Francia.

«— Signore, disse il presidente alzandosi, e col tuono il più serio, ponete mente a ciò che dite; le vostre parole ci addimostrano chiaramente che all’isola d’Elba si sono ingannati sul conto vostro, e che hanno ingannato noi! La comunicazione che vi è stata fatta fu in riguardo alla confidenza che si aveva in voi, e per conseguenza ad un sentimento che vi onora. Noi però eravamo nell’errore; un titolo ed un grado vi hanno posto al seguito del nuovo governo che noi vogliamo rovesciare. Noi non vi costringevamo a prestarci il vostro concorso; noi non arruoliamo nessuno contro la propria coscienza e volontà, ma vi sforzeremo ad agire da galantuomo, anche nel caso che non vi foste disposto.

«— Voi chiamate essere un galantuomo, conoscere la vostra cospirazione e non rivelarla! Io chiamo ciò essere vostro complice. Voi vedete che io sono ancora più franco di voi...»

— Ah! padre mio! disse Franz interrompendosi, capisco ora perchè l’hanno assassinato.