«Un eguale silenzio di morte tenne dietro a queste parole.
«Allora il generale si avanzò, e facendo un violento sforzo su sè stesso:
«— Io ho un figlio, disse, e devo pensare a lui nel ritrovarmi in mezzo a degli assassini.
«— Generale, disse con nobiltà il capo dell’assemblea, un uomo solo ha sempre il diritto d’insultarne cinquanta, è il privilegio della debolezza. Soltanto egli ha torto di far uso di questo diritto. Credete a me, generale, giurate e non insultate.
«Il generale domato anche questa volta dalla superiorità del capo dell’assemblea, esitò un istante; ma finalmente inoltrandosi fino al banco del presidente:
«— Qual è la formula? domandò egli.
«— Eccola:
«Io giuro sul mio onore di non rivelare a chi che sia al mondo ciò che ho veduto ed inteso il cinque febbraio 1815 fra le nove e le dieci ore di sera, e dichiaro essere meritevole di morte se io infrango il mio giuramento.»
«Il generale parve provare un fremito nervoso, che per qualche secondo gli impedì di poter rispondere; finalmente, sormontando ogni manifesta ripugnanza, pronunciò il richiesto giuramento, ma con una voce tanto bassa, che a gran stento fu inteso; cosicchè molti membri vollero ch’egli lo ripetesse a voce più alta e più distinta, il che fu fatto.
«— Ora desidero ritirarmi, disse il generale, sono io finalmente libero?