«Il generale d’Épinay entrò in agonia, e spirò cinque minuti dopo...»

Franz lesse queste ultime parole con una voce così soffocata, che appena si potè intendere, e dopo aver letto si fermò, portando la sua mano sugli occhi come per scacciarne un sogno.

Ma dopo un istante di silenzio, egli continuò:

«Il presidente rimontò la scala dopo avere rimessa la spada nella canna; una traccia di sangue segnava il suo tragitto sulla neve. Egli non era ancora in alto della scalinata che intese un tonfo sordo nell’acqua; era il corpo del generale che i testimoni avevano gettato nel fiume dopo avere constatata la sua morte.

«In fede di che noi abbiamo segnata la presente per stabilire la verità dei fatti, per paura che un momento arrivi in cui uno degli attori di questa terribile scena non si trovi accusato di omicidio premeditato, o di falsario alle leggi d’onore.

Sottoscritti

Beaurepaire, Duchampy e Lecharpal.

Quando Franz ebbe terminata questa lettura tanto terribile per un figlio, quando Valentina, pallida per l’emozione, ebbe asciugato una lagrima, quando Villefort tremante e rannicchiato in un cantone, ebbe tentato scongiurare l’uragano per mezzo di sguardi supplichevoli diretti al vecchio implacabile:

— Signore, disse d’Épinay a Noirtier, dappoichè voi conoscete questa terribile storia in tutti i suoi dettagli, dacchè voi l’avete fatta testificare da firme onorevoli, dacchè finalmente voi sembrate prendere interesse per me, quantunque il vostro interesse non si sia ancora rivelato che per mezzo del dolore, non mi rifiutate un’ultima soddisfazione, ditemi il nome del presidente del club, che io conosca finalmente quello che ha ucciso il mio povero padre.

Villefort cercò, come un alienato, la maniglia della porta; Valentina, che aveva compreso prima di tutti la risposta del vecchio, e che spesso aveva notato nel suo avambraccio le tracce di due colpi di spada, si addietrò di un passo.