— Hum! fece a sua volta Monte-Cristo. — Sa di musica.
— Tutti gl’Italiani ne sanno. — Vedete, conte, siete ingiusto.
— Ebbene! sì, lo confesso, vedo con pena, conoscendo i vostri impegni coi Morcerf, che venga in tal modo a gettarsi di traverso, ed abusare della sua fortuna.
Danglars si mise a ridere. — Oh! come siete puritano! diss’egli: ma ciò accade tutti i giorni nel mondo.
— Voi però non potete romperla così, mio caro Danglars; i Morcerf contano su questo matrimonio.
— Vi contano? — Positivamente.
— Allora che si spieghino: dovreste gettare due parole su questo argomento al padre, caro conte, voi che siete tanto nelle buone grazie della famiglia...
— Io? e dove diavolo avete veduto questo?
— Ma, al loro ballo, mi sembra. Come! la contessa, la orgogliosa Mercedès, la sdegnosa catalana, che si degnò appena d’aprire la bocca alle sue più antiche conoscenze, vi ha preso pel braccio, è uscita con voi nel giardino, si è internata nei viali, e non è ricomparsa che mezz’ora dopo.
— Ah! barone! c’impedite di sentire; disse Alberto, per un melomaniaco come voi questa è una barbarie!