— Vieni, Luigia, disse madamigella Danglars alla sua amica. — Passarono nel salotto vicino ove effettivamente era preparato il thè. Al momento in cui si cominciava, all’uso inglese, a lasciare i cucchiarini entro le tazze, la porta si riaprì, ed entrò Danglars visibilmente agitato.

Monte-Cristo soprattutto osservò questa agitazione, ed interrogò il banchiere coll’occhio. — Ebbene, disse Danglars, ricevo in questo momento il mio corriere dalla Grecia.

— Ah! ah! e per questo siete stato chiamato? — Sì.

— Come sta il re Ottone? domandò Alberto col tuono più annoiato. — Danglars lo guardò di traverso senza rispondergli, e Monte-Cristo si voltò per nascondere il senso di pietà che era comparso sul suo viso, ma che tosto disparve.

— Ce ne andremo insieme, n’è vero? disse Alberto al conte.

— Sì, se lo volete. — Alberto nulla poteva comprendere di ciò che riguardava il banchiere; così volgendosi verso Monte-Cristo che aveva perfettamente capito: — Avete veduto, diss’egli, come mi ha guardato?

— Sì, rispose il conte; ma trovate qualche cosa di particolare nel suo sguardo?

— Lo credo bene; che vuol dire colle sue notizie di Grecia?

— E come volete che lo sappia io?

— Perchè, a quanto presumo, avete delle intelligenze in quel paese. — Monte-Cristo sorrise, come si sorride sempre quando uno si vuol esimere dal rispondere.