Cavalcanti rimase padrone del c ampo di battaglia.

LXXVI. — HAYDÉE.

Appena i cavalli del conte ebbero voltato l’angolo del baluardo, Alberto si voltò verso di lui scoppiando in una risata troppo rumorosa per non far scorgere che era sforzata.

— Ebbene! gli diss’egli, vi domanderò, come il re Carlo IX domandava a Caterina de’ Medici dopo la Saint-Barthelemy, come ritrovate che abbia rappresentata la mia piccola parte? — A che proposito? domandò Monte-Cristo.

— A proposito della installazione del mio rivale in casa del sig. Danglars... — Qual rivale?

— Per bacco! il vostro protetto, il sig. Cavalcanti!

— Non diciamo cattivi scherzi, non proteggo affatto il sig. Andrea, almeno presso il sig. Danglars.

— Mi farei forse un rimprovero, se il giovine avesse bisogno di protezione. Ma, fortunatamente per me, può farne senza. — Come! e credete ch’egli faccia la sua corte?

— Me ne garantisco; fa delle girate d’occhi da sospirante, e modula delle note da innamorato; aspira alla mano della superba Eugenia.

— Che v’importa, se non si pensa che a voi!