— E voi non lo siete più? — No, signore, perchè la prigionia mi ha piegato, umiliato, annichilito, è sì lungo tempo che io sono qui... — Sì lungo tempo? E da qual’epoca foste arrestato? disse l’ispettore. — Il 28 Febbraio 1815, a due ore dopo mezzo giorno. — L’ispettore calcolò. — Siamo ai 30 Luglio 1816. Che dite dunque? Non sono che 17 mesi da che siete prigioniere.
— Come 17 mesi! riprese Dantès. Ah! signore, voi non sapete che sono 17 mesi di prigionia! 17 anni, 17 secoli! soprattutto per un uomo, che come me, era vicino a toccare la sua felicità, per un uomo che, come me, era sul punto di sposare una donna amata; per un uomo che vedeva aprirsi a sè dinnanzi una carriera onorevole e al quale tutto è venuto meno in un sol punto; che, dal mezzo del giorno più bello cade nella notte più profonda; che vede la sua carriera distrutta, che ignora se colei ch’egli ama, lo ami tuttora; che ignora se il suo vecchio padre è morto o vivo! 17 mesi di prigione per un uomo abituato all’aria marina, all’indipendenza del marinaro, allo spazio, all’immensità, all’infinito, signore, 17 mesi di prigione sono più che non meritano tutti i delitti designati dalla lingua umana co’ più odiosi nomi! Abbiate dunque pietà di me, e domandate per me non l’indulgenza ma il rigore, non una grazia ma una sentenza! Dei giudici, signore non domando che giudici. Non si possono negare i giudici ad un accusato.
— Va bene, disse l’ispettore, si vedrà. — Poi volgendosi verso il governatore disse: — In verità questo povero diavolo mi fa pena. Ritornando sopra, mi farete vedere il registro degli arresti.
— Sì, certo, disse il governatore; ma credo che ritroverete annotazioni terribili sul conto suo.
— Signore, continuò Dantès, so bene che voi non potete farmi uscir di qui colla vostra autorità; ma potete trasmettere la mia domanda agli uffici competenti, potete causare una requisitoria, potete finalmente farmi sottomettere ad un giudizio. Un processo, è tutto ciò che io domando; che io sappia qual delitto ho commesso, ed a qual pena sono condannato; poichè, assicuratevi, l’incertezza è il peggiore di tutti i supplizi.
— Istruitemi, disse l’ispettore.
— Signore, gridò Dantès, comprendo dal suono della vostra voce che voi siete commosso; ditemi almeno che io speri.
— Non posso dirvelo, rispose l’ispettore; posso soltanto promettervi di esaminare il vostro registro, e ciò che vi sta a carico.
— Oh! allora, signore, son libero! Son salvo!
— Chi vi fece arrestare? dimandò l’ispettore.