— Ma no, è cosa semplicissima, riprese Monte-Cristo; Alì sa, che prendendo il thè o il caffè, ordinariamente io fumo; sa che ho domandato il thè, sa che sono rientrato con voi, sente chiamarsi, e non dubita del perchè; e siccome egli è di un paese in cui l’ospitalità si esercita particolarmente con la pipa, invece di una chibouque, ne porta due.

— Questa certamente è una spiegazione come un’altra; non è però men vero che non siete che voi... oh! ma che cosa è ciò che sento? — E Morcerf s’inclinò verso la porta dalla quale effettivamente emanavano dei suoni come quelli di una chitarra. — Davvero, caro visconte, siete destinato a sentire della musica; non fuggite il pianoforte di madamigella Danglars, se non per cadere nella guzla di Haydée.

— Haydée! che nome adorabile! vi son dunque delle donne che veramente si chiamano Haydée, oltre quelle che sono nominate nei poemi di Lord Byron?

— Certamente; Haydée è un nome molto raro in Francia, ma molto comune in Albania e nell’Epiro; è come se voi diceste per esempio Castità, Pudore, Innocenza; è una specie di nome di battesimo, come dicono i cristiani.

— Oh! quanto è grazioso! disse Alberto, quanto vedrei volentieri le nostre francesi chiamarsi madamigella Bontà, madamigella Silenzio, madamigella Carità cristiana! dite adunque, se madamigella Danglars invece di chiamarsi Chiara-Maria-Eugenia, come la chiamano, si chiamasse madamigella Castità-Pudore-Innocenza Danglars, che effetto farebbe nelle pubblicazioni matrimoniali.

— Pazzo! disse il conte, non scherzate così ad alta voce, Haydée potrebbe sentirvi. — Ed ella se ne inquieterebbe?

— No, disse il conte con la sua aria sostenuta.

— È buona? domandò Alberto. — Non è bontà, è dovere: una schiava non deve inquietarsi contro del padrone.

— Andiamo, via! ora non scherzate voi stesso. Forse che vi sono ancora degli schiavi?

— Senza dubbio, poichè Haydée è mia schiava.