— Non è niente, rispose Monte-Cristo: indi mettendo la mano sulla testa della giovanetta: — Haydée, continuò egli, è una donna coraggiosa, e qualche volta ha trovato sollievo nel racconto delle sue sventure.
— Perchè mio signore, disse vivamente la giovanetta, le mie sventure mi ricordano i tuoi beneficii.
Alberto la guardò con curiosità, perchè ella non aveva ancora raccontato ciò che egli desiderava più di sapere, vale a dire in qual modo era divenuta schiava del conte.
Haydée vide contemporaneamente espresso lo stesso desiderio tanto negli occhi di Alberto che in quelli del conte; e continuò:
— Quando mia madre ricuperò l’uso dei sensi, noi eravamo davanti al serraschiere: — Uccidetemi, diss’ella, ma risparmiate l’onore alla vedova di Alì.
«— Non è a me che tu ti devi rivolgere, disse Kourchid.
«— E a chi dunque? — Al tuo nuovo padrone.
«— Qual è? — Eccolo. — E Kourchid ci mostrò uno di quelli che avevan contribuito alla morte di mio padre, continuò la giovanetta con una cupa collera.
— Allora, domandò Alberto, diveniste proprietà di quest’uomo?
— No, rispose Haydée, egli non osò ritenerci, ci vendè a dei mercanti di schiavi che andavano a Costantinopoli: traversammo la Grecia e giungemmo morenti alla porta imperiale, ingombra di curiosi che si aprivano per lasciarci passare, quando d’improvviso mia madre seguì cogli occhi la direzione degli occhi di tutti, gettò un grido, e cadde mostrando una testa al di sopra di questa porta.