— Domandate voi nulla? disse l’ispettore senza variare la sua formola. — Io, signore, disse Faria con sorpresa, nulla domando. — Voi non capite, disse l’ispettore, io sono un messo del governo, ed ho la commissione di scendere in tutte le prigioni, per ascoltare i reclami de’ prigionieri.

— Oh! allora, signore, è tutt’altro, gridò vivacemente Faria, e spero che ce la intenderemo. — Vedete, disse a bassa voce il governatore, non comincia egli come vi avevo detto?

— Signore, continuò il prigioniero, io sono Faria nato in Roma nel 1768; sono stato venti anni segretario del conte Spada, l’ultimo dei Principi di questo nome, sono stato arrestato, e non so perchè, verso il principio dell’anno 1808; dopo questo tempo ho sempre reclamato la mia libertà dalle Autorità Italiane, e Francesi. — Perchè dalle Autorità Francesi? domandò il governatore. — Perchè io sono stato arrestato a Piombino e presumo che, come Firenze, Piombino sia divenuto capo luogo di un qualche dipartimento Francese.

L’ispettore ed il governatore si guardarono ridendo.

— Diavolo, mio caro, disse l’ispettore, le vostre notizie sull’Italia non sono di fresca data.

— Esse portano la data del giorno in cui sono stato trasportato da Fenestrelle qui, signore, disse Faria; era nel 1811, e S. M. l’Imperatore avendo dato il nome di re di Roma al figlio che il cielo gli aveva concesso, io presumeva che continuando il corso delle sue conquiste egli vagheggiasse il sogno di Macchiavello e di Cesare Borgia. — Signore, disse l’ispettore, la Provvidenza ha fortunatamente arrecato tali cambiamenti nella Penisola, che quel sogno rimarrà tale.

— Sarà; ma quante cose non sono possibili sulla terra? rispose Faria. — Sì, ma non già i sogni, riprese l’ispettore; nè sono venuto qui per intavolare con voi un corso di politica oltramontana, ma soltanto per domandarvi, come ho già fatto, se avete qualche reclamo da indirizzarmi sul modo col quale siete nutrito ed alloggiato. — Il nutrimento è quello di tutte le prigioni, rispose Faria, vale a dire cattivissimo. Quanto all’alloggio, come vedete è umido e malsano, ma ciò nonostante è conveniente abbastanza per una segreta. Ora non è di ciò che si tratta, ma bensì di una rivelazione della più alta importanza che ho a fare al governo.

— Eccoci, disse a bassa voce il Governatore a de Boville.

— Ecco perchè io sono fortunato di vedervi, continuò Faria, quantunque voi mi abbiate distratto da un calcolo molto importante, che se riesce, cangerà forse del tutto il sistema planetario di Newton. Potete voi accordarmi il favore di un colloquio particolare?

— Eh! che diceva io? fece il governatore all’ispettore.