— Calunnie, diceste, signore? gridò Morcerf diventando livido. Son forse calunniato?
— Sig. conte, vi dico di non spiegarci di più.
— Mi abbisognerà soffrir tranquillamente questo rifiuto?
— Penoso soprattutto per me, perchè io contava sull’onore della nostra alleanza, ed un matrimonio andato a monte, fa sempre, più torto alla fidanzata che al fidanzato.
— Sta bene, signore, non ne parliamo più, disse Morcerf. — E, strofinando i guanti per la rabbia, uscì dall’appartamento. Danglars notò che neppure una sola volta Morcerf aveva osato di domandare, se il matrimonio andava a monte per causa sua. La sera egli ebbe una lunga conferenza con molti amici, ed il sig. Cavalcanti, che si era costantemente fermato nel salotto delle signore, uscì l’ultimo dalla casa del banchiere. La dimane svegliandosi, Danglars domandò i giornali che gli furono tosto portati: egli ne scartò tre o quattro, e prese l’Imparziale; quello di cui Beauchamp era il redattore. Ruppe rapidamente le fascette, l’aprì con una precipitazione nervosa, passò sdegnosamente sul premier Paris, e giunto ai fatti diversi, si fermò col suo finissimo sorriso sopra un periodo fra-lineato, che cominciava con queste parole:
«Ci scrivono da Giannina.
— Buono, diss’egli dopo di averlo letto; ecco un piccolo principio d’articolo sul colonnello Fernando, che, secondo tutte le probabilità, mi dispenserà dal dare delle spiegazioni al sig. conte di Morcerf. — Nello stesso momento, vale a dire mentre suonavano le nove del mattino, Alberto de Morcerf, vestito di nero, abbottonato metodicamente, col portamento agitato, si presentò alla casa dei Campi-Elisi.
— Il sig. conte è uscito, sarà mezz’ora, disse il portinaro.
— Ha egli condotto seco Battistino? domandò Morcerf.
— No, signore. — Chiamate Battistino, voglio parlargli.