— Neppure presente voi, Filippo?

— Vedete, signore, sono alla porta.

— E chi gli carica le pistole? — Il suo domestico.

— Un moro? — Sì, un nero.

— È lui. — Voi dunque conoscete questo signore?

— Vengo a cercarlo; è un mio amico.

— Oh! allora è un’altra cosa; entrerò per prevenirlo.

E Filippo spinto dalla propria curiosità, entrò nella capanna di assi. Un secondo dopo Monte-Cristo comparve solo sulla soglia. — Perdono di perseguitarvi fin qui, mio caro conte disse Alberto; ma comincio dal dirvi, che non è colpa della vostra servitù, e che io solo sono l’indiscreto. Mi sono presentato alla vostra abitazione, e mi fu detto che eravate a passeggiare, ma che sareste rientrato alle dieci per fare colazione. Mi sono messo a passeggiare io pure per aspettare le dieci, e passeggiando ho riconosciuto i vostri cavalli e la vostra carrozza.

— Ciò che mi dite, mi fa sperare che venghiate a chiedermi una colazione. — No, grazie, non si tratta di far colazione a quest’ora: forse la faremo più tardi, ma in cattiva compagnia, per bacco!

— Che diavolo mi dite? — Mio caro conte, oggi mi batto.