— A noi, caro visconte, parliamo ragionevolmente; ditemi un po’, chi diavolo sa in Francia che l’uffiziale Fernando è lo stesso nome del conte di Morcerf, o chi si occupa a quest’ora di Giannina che è stata presa nel 1822 o 1823, io credo?
— Ecco precisamente dov’è la perfidia: si è lasciato passarvi sopra il tempo, poi oggi si ritorna sur avvenimenti dimenticati per farne uscire uno scandalo che può ledere un’alta posizione. Ebbene! erede del nome di mio padre, non voglio che vi ondeggi neppure un’ombra di sospetto: invierò a Beauchamp, il cui giornale ha pubblicata questa nota, due testimoni, ed egli la ritratterà.
— Beauchamp nulla ritratterà. — Allora ci batteremo.
— No, non vi batterete, perchè Beauchamp vi risponderà che nell’esercito greco potevano esservi cinquanta uffiziali che si chiamavano Fernando.
— Noi ci batteremo ad onta di questa risposta... oh! voglio che questa sparisca... Mio padre, un sì nobile soldato, una così illustre carriera...
— Ovvero, disse il conte, egli metterà: «Noi abbiamo tutto il fondamento di credere che questo Fernando non abbia niente di comune col conte di Morcerf, il cui nome di battesimo è egualmente Fernando.»
— Mi abbisogna una ritrattazione piena ed intera; io non mi contenterei di questa!
— E volete mandargli i vostri testimoni? — Sì.
— Avete torto.
— Vale a dire mi negate il favore che veniva a chiedervi.