— L’avete subito portata al vostro padrone dopo di averla fatta? — No. — L’avete lasciata in qualche luogo allora.

— In credenza; fui chiamato. — Chi la portò qui?

— Madamigella Valentina.

D’Avrigny si battè la fronte: — Oh! mio Dio! mio Dio!

— Dottore! gridò Barrois che sentiva avvicinarsi un terzo accesso.

— Ma non porteran dunque l’emetico? gridò il dottore.

— Eccone un bicchiere già preparato, disse Villefort rientrando. — Da chi? — Dal giovane della farmacia che è venuto con me. — Bevete.

— Impossibile dottore, è troppo tardi; ho la gola che si restringe! oh! il cuore! la testa... quale inferno!... e dovrò soffrir lungamente così?

— No, disse il dottore, ben presto non soffrirete più.

— Ah! capisco! gridò il disgraziato; mio Dio! abbiate pietà di me! — E gettando un grido, cadde rovesciato in addietro, come colpito dal fulmine. D’Avrigny gli mise una mano sul cuore, gli avvicinò uno specchio alle labbra.