— Ebbene? domandò Villefort.
— Andate a dire in cucina che mi portino subito dello sciroppo di viole. — Villefort discese nel medesimo punto.
— Non vi spaventate sig. Noirtier, disse d’Avrigny; trasporto il malato in un’altra camera per cavargli sangue; davvero questa sorte d’accessi sono un tristo spettacolo da vedersi. — E prendendo Barrois per sotto le braccia, lo trascinò in una camera vicina; ma subito dopo rientrò da Noirtier per prendere il resto della limonata.
Noirtier chiuse l’occhio dritto. — Valentina, n’è vero? volete Valentina? dico subito, che ve la mandino.
Villefort risaliva; d’Avrigny lo incontrò nel corridoio.
— Ebbene? domandò egli. — Venite, disse d’Avrigny.
E lo condusse nella camera.
— Sempre svenuto? domandò il procuratore del Re.
— Egli è morto. — Villefort dette addietro di due o tre passi, congiunse le mani al disopra della testa, e con una commiserazione non equivoca: — Morto così prontamente? diss’egli guardando il cadavere.
— Sì, molto prestamente, è vero! disse d’Avrigny; ma ciò non vi deve maravigliare: il sig. e la sig.ª di Saint-Méran sono morti essi pure così prestamente. Oh! si muore presto in vostra casa, sig. de Villefort.