— Dottore; gridò Villefort, ahimè! dottore, quante volte la giustizia degli uomini non si è ingannata sopra queste funeste parole? io non so, ma mi sembra che questo delitto...
— Ah! voi confessate dunque finalmente che vi è delitto?
— Sì, lo riconosco. Che volete? bisogna bene; ma lasciatemi continuare. Mi sembra, diceva, che questo delitto cada soltanto sopra di me, e non sulle vittime: sospetto qualche disastro per me sotto tutti questi strani disastri.
— Oh! uomo, mormorò d’Avrigny, che si mostra il più egoista di tutti gli animali, che vuol credere sempre che la terra giri, che il sole brilli e che la morte si affatichi tutto per lui solo; formica che mormora della provvidenza dall’alto di un filo d’erba! e quelli che hanno perduta la vita, non han perduto qualche cosa? il sig. di Saint-Méran, la sig.ª di Saint-Méran, il sig. Noirtier.
— Come, il sig. Noirtier...
— Sì, credete che si sia voluto uccidere questo disgraziato servitore? no, no... come il Pollonio di Shakespeare, egli è morto per un altro. Il sig. Noirtier doveva bere la limonata, è Noirtier che l’ha bevuta secondo l’ordine logico delle cose... l’altro non l’ha bevuta che per accidente; e quantunque sia stato Barrois quello che è morto, pure era Noirtier quegli che doveva morire.
— Ma allora come va che mio padre non ha sofferto?
— Ve l’ho già detto una sera nel giardino, dopo la morte della sig.ª di Saint-Méran, perchè il suo corpo è divenuto a guisa di uno stesso veleno; perchè la dose per lui insignificante, era mortale per un altro; perchè finalmente nessuno sa, e neppure l’assassino, che da un anno io curo con la brucnina la paralisi del sig. Noirtier, mentre che l’assassino non ignora, e se ne è assicurato con l’esperienza, che la brucnina è un veleno violento.
— Mio Dio! mormorò Villefort contorcendosi le braccia.
— Seguitate la traccia del delinquente; egli uccide il sig. di Saint-Méran... — Oh! dottore!