— Tu guadagnerai nel cambio, imbecille: l’oro ha un aggio di cinque soldi.

— Sarà, e poi il cambia monete fa seguire l’amico Caderousse, e poi gli mettono le mani sopra, e poi bisognerà che dica quali sono i suoi fattori che gli pagano queste rendite in oro. Non facciamo bestialità, mio piccolo; argento semplicemente, pezzi rotondi coll’effigie di un principe qualunque. Tutti al mondo possono avere una moneta da cinque fr.

— Capisci bene che non posso avere 500 fr. d’argento in saccoccia; avrei avuto bisogno di un facchino.

— Ebbene! lasciali dunque al tuo portinaro; è un bravo uomo, andrò a prenderli. — Oggi?

— No, domani, oggi non ho il tempo.

— Ebbene, sia domani, quando parto per Auteuil, li lascerò. — Posso contarci sopra? — Perfettamente.

— Egli è perchè vado a fissare una governante.

— Fissa pure, ma tutto sarà finito, n’è vero? non mi tormenterai più? — Giammai. — Caderousse era diventato così meditabondo, che Andrea temè di essere forzato ad accorgersi di questo cambiamento. Raddoppiò adunque la sua allegria e la sua indifferenza.

— Come sei allegro, disse Caderousse, si direbbe che già possiedi la tua eredità.

— No disgraziatamente!... ma il giorno in cui la riceverò... mi ricorderò degli amici, non ti dico che questo.