— Su via! fece Andrea, scherzi?

— Oh! non ti affliggere, si può provare. — E Caderousse andò alla finestra e strisciando il diamante sul vetro, l’intese crepitare: — Confiteor! disse Caderousse mettendosi lo anello nel dito piccolo, mi sono sbagliato; ma questi ladri di gioiellieri imitano tanto bene le pietre vere, che non si ha più coraggio di andare a rubare nelle loro botteghe, e questo è ancora un altro ramo d’industria paralizzato.

— Ebbene! disse Andrea, hai finito? hai ancora qualche cosa da domandarmi? ti abbisogna il mio vestito, il mio berretto? Non ti prender pena fino a tanto che ci sei.

— No, alla fine tu sei un bravo compagno. Non ti trattengo di più, e cercherò di guarire la mia ambizione.

— Ma guardati che nel vendere questo diamante, non ti accada ciò che temevi per le monete d’oro.

— Io non lo venderò, sta pure tranquillo.

— No, da oggi a domani almeno, pensò il giovine.

— Furbo felice! disse Caderousse, tu te ne vai a trovare i tuoi servitori, i tuoi cavalli, la tua carrozza, e la tua fidanzata?

— Ma, sì, disse Andrea.

— Di’ dunque, spero che tu mi farai un bel regalo di nozze il giorno che sposerai la figlia dell’amico mio Danglars?