— Ma non resterà dunque nessuno in casa, sig. conte?
— No, vi rimarrà il portinaro.
— Ma il sig. conte rifletterà, che vi è distanza fra il casotto del portinaro e la casa. — Ebbene?
— Ebbene! si potrebbero svaligiare tutti gli appartamenti, senza che il portinaro sentisse il più piccol rumore.
— E da chi si dovrebbe fare? — Dai ladri.
— Siete uno stupido, Battistino; che i ladri mi svaligino tutta la casa, non mi disgusteranno tanto, quanto un servizio fatto male. — Battistino s’inchinò. — Voi mi avete inteso, disse il conte; conducete qui tutta la servitù, dal primo fino all’ultimo; ma che tutto resti nello stato ordinario: chiuderete le persiane del pianterreno, e nient’altro.
— E quelle del primo?
— Sapete che non si chiudono mai. Andate. — Il conte fece dire che pranzava nella sua camera, e che non voleva essere servito che da Alì. Pranzò con tranquillità e con la sua abituale sobrietà, e, dopo il pranzo, facendo segno ad Alì di seguirlo, uscì dalla porticina, raggiunse il bosco di Boulogne come se passeggiasse, prese senza affettazione la strada di Parigi, ed al cader della notte si trovò dirimpetto alla sua casa vicino ai Campi-Elisi. Tutto era oscuro: soltanto una debole lampada ardeva nell’alloggio del portinaro, distante circa una quarantina di passi dalla casa, come aveva detto Battistino. Frattanto Monte-Cristo si addossava ad un albero, con quel colpo d’occhio che sbagliava raramente, esplorò il doppio viale, esaminò quelli che passavano, ed affondò uno sguardo nelle strade vicine. In capo a dieci minuti, fu perfettamente convinto che nessuno lo incomodava.
Corse alla porta con Alì, entrò precipitosamente, e per una piccola scala di servizio, di cui aveva la chiave, rientrò nella sua camera da dormire senza aprire, nè smuovere una sola tenda, senza che il portinaro potesse neppur dubitare che la casa, che egli credeva vuota, aveva ritrovato il suo principale abitante. Giunto nella camera da dormire, il conte fece segno ad Alì di fermarsi, indi passò nel gabinetto, che esaminò; tutto vi era nello stato abituale. Il prezioso scrigno era al suo posto, e la chiave di contro: egli lo chiuse a doppio giro, prese la chiave, e tornò nella camera da dormire, asportò la ribaditura degli occhielli del catenaccio, e rientrò. In questo mentre, Alì portava sopra una tavola le armi che il conte stesso gli aveva domandate, vale a dire una carabina corta, un paio di pistole a doppio tiro, le cui canne soprapposte permettevano di prendere la mira con tale certezza come se fossero state pistole da bersaglio. Armato in tal guisa, il conte poteva tenere fra le sue mani la vita di cinque uomini suoi nemici. Erano le nove e mezzo circa, il conte ed Alì mangiarono in fretta del pane, e bevettero un bicchiere di vino di Spagna, indi Monte-Cristo fece scorrere uno di quei quadri mobili, che gli permettevano di vedere una stanza stando nell’altra; egli aveva assai vicine le pistole, la carabina; ed Alì, in piedi vicino a lui, teneva alla mano una di quelle azze arabe, che non hanno ancora cangiato forma dall’epoca delle crociate.
Da una finestra della camera da dormire, simile a quella del gabinetto, il conte poteva vedere sulla strada. In tal modo passarono due ore; faceva l’oscurità più profonda, e ciò non pertanto Alì, mercè la sua natura selvaggia, ed il conte mercè la facoltà acquistata, distinguevano in questa notte fin la più piccola oscillazione degli alberi nel cortile. Da lungo tempo, il lume dell’alloggio del portinaro era stato spento.