Alì ed il suo padrone presero il ferito, e lo trasportarono in una camera. Là Monte-Cristo fece segno ad Alì di spogliarlo, e riconobbe le tre terribili ferite da cui era stato colpito. — Mio Dio! diss’egli. — Alì guardò il padrone come per domandargli ciò che doveva fare.

— Va a cercare il procuratore del Re Villefort, che dimora nel sobborgo Sant’Onorato, e conducilo qui; nel passare, sveglierai il portinaro, e gli dirai che vada a cercare un medico. — Alì obbedì, e lasciò il finto abate solo con Caderousse sempre svenuto. Allorchè il disgraziato riaprì gli occhi, il conte, assiso pochi passi da lui lontano, lo guardava con una tetra espressione di pietà, e le sue labbra, che si agitavano, sembravano mormorare una preghiera.

— Un chirurgo, sig. abate, un chirurgo! disse Caderousse.

— Si è mandato a cercarlo, rispose l’abate.

— So bene che è inutile, in quanto alla vita, ma potrà forse darmi forza, e voglio avere il tempo di fare la mia dichiarazione.

— Su di che? — Sul mio assassino.

— Lo conoscete voi dunque?

— Sì, io l’ho conosciuto! sì lo conosco, fu Benedetto.

— Quel giovine Corso? — Egli stesso.

— Il vostro compagno?