— Spicciatevi, spicciatevi, disse Caderousse, o io non potrò più firmarla. — Monte-Cristo presentò la penna a Caderousse che raccolse tutte le sue forze, firmò, e ricadde nel suo letto dicendo: — Voi racconterete il resto, sig. abate; direte che egli si fa chiamare Andrea Cavalcanti, ch’alloggia nell’albergo dei Principi, che... ah! mio Dio, ecco che moro!

E Caderousse svenne per la seconda volta. L’abate gli fece respirare l’odore della boccettina, il ferito riaprì gli occhi. Il suo desiderio di vendetta non lo aveva abbandonato durante lo svenimento. — Ah! direte tutto questo, non è vero, signor abate?

— Tutto questo, sì, ed altre cose ancora — Che direte?

— Io dirò, che vi aveva dato la pianta di questa casa nella speranza che il conte vi uccidesse; dirò ch’egli aveva prevenuto il conte con un biglietto; dirò che il conte era assente, e che sono stato io che ho ricevuto questo biglietto, e che ho vegliato per aspettarvi.

— Ed egli sarà ghigliottinato, non è vero? disse Caderousse; me lo promettete, io muoio con questa speranza, questa mi aiuterà a morire.

— Dirò, continuò il conte, ch’egli è giunto dopo di voi, ch’è stato all’agguato tutto il tempo che siete stato qui, che quando vi ha veduto uscire, egli è corso all’angolo del muro, si è nascosto...

— Voi dunque avete veduto tutto ciò?

— Ricordatevi le mie parole: «e se tu rientri in casa tua sano e salvo, crederò che Dio ti abbia perdonato, e ti perdonerò io pure.»

— E voi non mi avete avvertito, gridò Caderousse cercando di sollevarsi sul gomito; sapevate che avrei corso pericolo di essere ucciso uscendo di qui, e non mi avete avvertito?

— No, perchè nella mano di Benedetto vedevo la Giustizia di Dio. — Caderousse lo guardò con istupore.