— Vi è Dio, vi è Provvidenza, disse Monte-Cristo, e la prova si è, che tu sei là gemente, disperato, rinnegando Dio, e che io sono qui ritto davanti a te, ricco, felice, sano e salvo, e giungendo le mani davanti a questo Dio, al quale tu ti sforzi non credere, ma al quale pure tu credi nel fondo del tuo cuore.

— Ma chi siete dunque allora? domandò Caderousse fissando gli occhi moribondi sul conte.

— Guardami bene, disse Monte-Cristo prendendo il lume, ed avvicinandolo al viso.

— Ebbene! l’abate... Busoni. — Monte-Cristo si levò la parrucca che lo sfigurava, e lasciò ricadere i suoi bei capelli neri che inquadravano tanto armoniosamente il suo pallido viso.

— Oh! disse Caderousse spaventato, se non fossero questi capelli neri, direi che siete l’Inglese, direi che voi siete Lord Wilmore.

— Io non sono, nè l’abate Busoni, nè Lord Wilmore, disse Monte-Cristo; guarda meglio, guarda più lontano, guarda nelle tue prime rimembranze.

In queste parole del conte vi era una vibrazione magnetica nella quale furon vivificati i sensi sfiniti del miserabile ferito.

— Oh! in fatto, diss’egli, mi sembra di avervi veduto... di avervi conosciuto in altri tempi... ma chi dunque siete allora? e perchè, se mi avete veduto e conosciuto, mi lasciate morire?

— Perchè non vi ha cosa alcuna che possa salvarti, Caderousse; perchè le tue ferite sono mortali. Se tu avessi potuto essere salvato avrei veduto un’ultima misericordia del Signore, ed io pure sarei accorso per restituirti alla vita ed al pentimento, te lo giuro per la tomba di mio padre.

— Per la tomba di tuo padre! disse Caderousse rianimato da un’ultima scintilla, e sollevandosi per vedere più da vicino l’uomo che faceva questo giuramento, sacro a tutti gli uomini; eh! chi sei tu dunque? — Il conte non aveva cessato dal seguire i progressi dell’agonia; egli capì che questo slancio della vita era l’ultimo, si avvicinò al moribondo, e coprendolo con uno sguardo pacifico e tristo ad un tempo.