— Il cambiar luogo.
— Davvero? disse Alberto.
— Sì, e sentite; siccome in questo momento soffro eccessive contrarietà, cambio luogo. Vogliamo cambiarlo insieme?
— Voi delle contrarietà, disse Beauchamp; e su che?
— Per bacco! voi ne parlate molto indifferentemente, vorrei vedervi con una causa criminale che si istituisse in casa vostra!
— Una causa criminale! qual causa criminale?
— Eh! quella che il sig. de Villefort istituisce contro il mio amabile assassino, una specie di brigante fuggito dalla galera, a quanto sembra.
— Ah! è vero, disse Beauchamp, ha fatto chiasso sui giornali. Che cosa è questo Caderousse?
— Ebbene... mi sembra che sia un provenzale. Il sig. de Villefort ne ha inteso parlare quando era a Marsiglia, ed il sig. Danglars si ricorda di averlo veduto; ne risulta che il sig. procuratore del Re prende l’affare molto a cuore, molto più, ch’egli ha, a quanto sembra premurato al più alto grado il prefetto di polizia, e che, mercè questa premura di cui gli sono riconoscente che non si potrebbe dir di più, mi s’inviano tutti i banditi, che da quindici giorni si possono raccogliere in Parigi, e nelle vicinanze, sotto il pretesto ch’essi sono gli assassini di Caderousse, d’onde ne risulta che in tre mesi, se continua, non vi sarà più un ladro o un assassino, in questo regno di Francia, che non conosca la pianta della mia casa sulla punta delle dita. Per cui prendo la risoluzione di abbandonarla loro interamente, e di andarmene tanto lontano, quanto mi potrà portare la terra. Venite con me, visconte, io vi conduco.
— Volentieri. — Allora è convenuto? — Sì, ma dove andremo? — Ve l’ho detto, dove l’aria è più pura, ed il rumore dorme; ove, per quanto uno sia orgoglioso, si sente umile, e si ritrova piccolo. Amo questa umiliazione io, che son chiamato padron dell’Universo come Augusto.