— Ma infine ove andate?

— Al mare, visconte, al mare: sono un marinaro, vedete; da fanciullo sono stato cullato fra le braccia del vecchio Oceano e sul seno della bella Amfitride; ho scherzato col mantello verde dell’uno, e colla gonna azzurra dell’altra. Amo il mare come si può amare un amico, e quando è lungo tempo che non lo vedo, smanio per esso.

— Andiamo, conte, andiamo! — Al mare? — Sì.

— Voi accettate? — Io accetto.

— Ebbene! visconte, questa sera nel mio cortile vi sarà una brisca da viaggio in cui potremo stenderci come nel proprio letto; a questa brisca saranno attaccati quattro cavalli di posta. Sig. Beauchamp, vi si sta in quattro comodamente, volete venire con noi?

— Grazie, vengo ora dal mare. — Come! venite dal mare?

— Sì, o quasi; ritorno da un piccolo viaggio alle isole Borromee.

— Che importa, venite egualmente! disse Alberto.

— No, caro Morcerf, dovete capire dal modo che io rifiuto, che la cosa è impossibile. D’altra parte è importante ch’io resti a Parigi, disse parlando a bassa voce, non fosse per altro, che per sorvegliare la cassetta del giornale.

— Ah! siete un ottimo ed eccellente amico, disse Alberto, sì, avete ragione, vegliate, sorvegliate, Beauchamp, e cercate di scoprire l’inimico dal quale ebbe origine questa nota.