— Di quello che Dantès ha depositato nel passar da Porto Ferrajo.
— E come lo sapete?
Danglars arrossì. — Io passava davanti la porta del capitano che era socchiusa e vidi rimettere a Dantès il piego e la lettera.
— Egli non me ne ha parlato, disse l’armatore, ma se ha questa lettera me la consegnerà.
Danglars riflettè un istante: — Allora, sig. Morrel, vi prego, di non parlare di ciò a Dantès; mi sarò ingannato.
In questo momento il giovinotto fece ritorno. Danglars si allontanò. — Ebbene? mio caro Dantès siete libero? domandò l’armatore.
— Sì, o signore, ho dato alla Dogana la lista delle vostre mercanzie, e quanto alla consegna, essa avea inviato col pilota costiere un uomo al quale ho rimesso le mie carte.
— Voi dunque non avete più nulla a far qui?
Dantès gettò uno sguardo rapido intorno a sè. — No, qui tutto è in ordine.
— Potete dunque venire a pranzo con noi.