— Sì, signore. Mi ha dato il danaro necessario per viaggiare, mi ha fatto condurre un cavallo di posta, e mi ha fatto promettere che non mi sarei fermato fino a che non vi avessi raggiunto, signore: ho fatto la strada in quindici ore.

Alberto aprì la lettera fremendo; alle prime righe mandò un grido; afferrò il giornale con un visibile tremito.

D’improvviso gli occhi gli si oscurarono, le gambe gli vennero meno, e, vicino a cadere, si appoggiò a Florentin, che stese le braccia per sostenerlo. — Povero giovine! mormorò Monte-Cristo tanto sommessamente che neppure egli potè sentire il rumore di queste parole di compassione che pronunziava; è dunque fissato che le mancanze dei padri debbano ricadere sui figli fino alla terza od alla quarta generazione! — In questo mentre Alberto aveva ricuperate le sue forze, e continuando a leggere si scuoteva i capelli bagnati di sudore sulla fronte, e scartazzando lettera e giornale:

— Florentin, disse egli, il vostro cavallo è in istato di riprendere la strada di Parigi?

— È un cattivo ronzino di posta, stroppiato.

— Oh! e com’era la famiglia quando l’avete lasciata?

— Molto tranquilla; ma ritornando dall’abitazione del sig. Beauchamp, ho ritrovato la signora immersa nel pianto. Ella mi aveva fatto chiamare per sapere quando sareste stato di ritorno. Allora le ho detto che veniva a cercarvi per parte del sig. Beauchamp. Il suo primo movimento è stato quello di stendere il braccio come per fermarmi, ma dopo un minuto di riflessione: «sì, andate, Florentin, ella ha detto, e ch’egli ritorni.»

— Sì, madre mia, sì, disse Alberto, ritorno, sii tranquilla, e disgrazia all’infame!... Ma, prima di tutto bisogna che io parta. — E riprese il cammino della camera ove aveva lasciato Monte-Cristo. Egli non era più lo stesso uomo, e cinque minuti erano stati sufficienti per operare in Alberto una trista metamorfosi; era uscito dal suo stato ordinario, e rientrava colla voce alterata, il viso solcato da un rossore febbrile; l’occhio sfavillante sotto palpebre venate di blu, e l’andamento vacillante come quello di un uomo ubriaco.

— Conte, diss’egli, grazie della vostra ospitalità, della quale avrei voluto godere più lungamente, ma bisogna che io ritorni a Parigi.

— E che cosa è dunque accaduto?