In tal modo adunque, questo terribile segreto, che Beauchamp aveva seppellito con tanta generosità, ricompariva come un fantasma armato, ed un altro giornale, crudelmente informato, aveva pubblicato, il giorno dopo la partenza d’Alberto per la Normandia, le poche linee che poco mancarono a far divenir pazzo il giovine.

LXXXV. — IL GIUDIZIO.

Alle otto del mattino, Alberto cadde come un fulmine in casa di Beauchamp. Il cameriere era prevenuto; egli introdusse Morcerf nella camera del suo padrone, ch’era allora entrato in bagno. — Ebbene? gli disse Alberto.

— Ebbene! io vi aspettava, rispose Beauchamp.

— Eccomi, non vi dirò, Beauchamp, che vi credo troppo leale e troppo buono, perchè non abbiate parlato a chi che siasi di tutto ciò; no, amico mio. D’altra parte il messaggio che mi avete spedito mi è una guarentigia della vostra affezione. Per cui, non perdiamo tempo in preamboli; avete voi qualche idea sulla parte da dove possa venire questo colpo?

— Ve ne dirò due parole in breve.

— Ma prima, amico mio, dovete dirmi tutti i particolari della storia di questo abbominevole tradimento.

E Beauchamp raccontò al giovine, schiacciato sotto il peso dell’onta e del dolore, i fatti che racconteremo in tutta la loro semplicità.

La mattina dell’antivigilia, l’articolo era comparso in un giornale, tutt’altro che l’Impartial, e ciò che dava ancora maggior gravità all’affare, in un giornale molto diffuso per appartenere al governo. Beauchamp faceva colazione quando gli venne sott’occhi la nota; mandò subito a prendere un cabriolet, senza finire il pasto, e corse alla direzione del giornale. Quantunque egli professasse sentimenti politici diametralmente opposti a quelli del gerente del giornale accusatore, Beauchamp, cosa che qualche volta accade, e diremo anche di sovente, era suo intimo amico. Allorchè egli giunse da lui, il gerente leggeva il proprio giornale, e sembrava compiacersi per vedere in una prima colonna sotto la data di Parigi un articolo sullo zucchero di barbabietola, che probabilmente coincideva col suo modo di vedere.

— Ah! per bacco! disse Beauchamp, poichè voi avete fra le mani il vostro giornale, mio caro ***, non ho bisogno di dirvi ciò che mi conduce a voi.