«— Signora, disse il presidente, avete scritto alla commissione per darle delle informazioni sull’affare di Giannina, e voi avete avanzato che siete stata testimone oculare di questi avvenimenti.
«— E lo fui di fatto, rispose la sconosciuta con una voce piena di vezzosa malinconia, e marcata da una sonorità particolare alle voci orientali.
«— Però, permettetemi di dirvi, che allora dovevate essere molto giovane.
«— Aveva quattr’anni; ma siccome allora gli avvenimenti avevano per me un’importanza sublime, non mi è sfuggita, nè si è cancellata dalla mia mente una sola particolarità.
«— Ma quale importanza avevano dunque per voi questi avvenimenti? e chi siete perchè questa catastrofe vi abbia prodotto una sì grande impressione?
«— Si trattava della vita e della morte di mio padre, rispose la giovinetta, ed io mi chiamo Haydée, figlia d’Alì-Tebelen, pascià di Giannina, e di Vasiliki sua moglie prediletta.
«Il rossore modesto e fiero ad un tempo che imporporò le guance della giovane, il fuoco dello sguardo, e la maestà della rivelazione produssero su tutta l’assemblea un effetto inesprimibile. In quanto al conte, non sarebbe stato più annichilito, se il fulmine cadendo a lui dappresso gli avesse scavato un abisso ai suoi piedi. — Signora, riprese il presidente, dopo essersi inchinato con rispetto, permettetemi una semplice domanda, che non è un dubbio, e questa domanda sarà l’ultima, potete giustificare l’autenticità di ciò che dite?
«— Lo posso, signore, disse Haydée cavando dal di sotto del suo velo una borsa profumata; perchè ecco la fede della mia nascita redatta da mio padre, e soscritta dai suoi principali uffiziali; perchè ecco qui la mia fede di battesimo, avendo mio padre acconsentito che venissi allevata nella religione di mia madre, atto firmato dal primate di Macedonia e dell’Epiro, munito del suo sigillo; ecco finalmente, e questo senza dubbio è il più importante, l’atto di vendita che fu fatta di me e di mia madre al mercante armeno El-Kobbir dall’uffiziale francese, che nel suo infame mercato colla Porta, si era riservata per sua parte di bottino la figlia e la moglie del suo benefattore, che vendè per la somma di mille borse, vale a dire per circa quattrocento mila fr.
«Un pallore verdastro invadeva le guance del conte de Morcerf, gli occhi s’iniettavano di sangue all’annunzio di queste terribili imputazioni, che furono accolte dall’assemblea con un lugubre silenzio. Haydée, sempre tranquilla ma molto più minacciosa nella sua calma, che non lo sarebbe stata nella sua collera, stendeva al presidente l’atto di vendita redatto in lingua araba. Siccome si era preveduto che qualcuno degli atti prodotti da Morcerf, sarebbero stati redatti in arabo, in greco, o in turco, l’interprete della Camera era stato prevenuto, e fu chiamato.
«Uno dei nobili Pari, a cui la lingua araba era familiare, per averla appresa nella famosa campagna dell’Egitto, seguì con gli occhi sulla carta velina la lettura che il traduttore ne faceva ad alta voce.