«Morcerf nulla rispose. Allora tutti i membri della commissione si guardarono con una specie di terrore. Si conosceva l’indole energica e violenta del conte; abbisognava una prostrazione ben terribile per annichilire la difesa di quest’uomo; bisognava finalmente pensare, che a questo silenzio, che somigliava ad un sonno, sarebbe succeduto un risvegliamento, che somiglierebbe ad un fulmine.
«— Ebbene? gli domandò il presidente, che risolvete?
«— Niente! disse il conte con voce sorda alzandosi.
«— La figlia d’Alì-Tebelen, disse il presidente, ha dunque dichiarata realmente la verità? ella è dunque realmente quel testimonio terribile al quale, come sempre accade, il reo non ha coraggio di dire: NO? Voi dunque avete realmente fatte tutte quelle cose di cui siete accusato?
«Il conte girò intorno a sè uno sguardo disperato che avrebbe commosso le tigri, ma che non poteva disarmare i giudici; indi alzò gli occhi verso la volta, ma li abbassò tosto, come se avesse temuto che quella aprendosi, non facesse risplendere un altro tribunale, che si chiama cielo, ed un altro giudice che si chiama Dio. Allora, con un subitaneo movimento, strappò i bottoni di quell’abito chiuso che lo soffocava, ed uscì dalla sala come un uomo insensato; i suoi passi ripercuoterono per un momento sotto la volta sonora; indi ben presto il rotearsi della carrozza che lo trascinava al galoppo rintronò con fracasso sotto il portico del fiorentino edificio. — Signori, disse il presidente, quando il silenzio fu ristabilito, il sig. conte de Morcerf è convinto di fellonia, di tradimento, d’indegnità?
«— Si! — risposero a voce unanime tutti i membri della commissione processante. Haydée aveva assistito fino alla fine della seduta; ella intese pronunciare la sentenza del conte, senza che un solo dei lineamenti del suo viso esprimesse o la gioia o la pietà. Allora riportando il velo sul suo viso, salutò maestosamente i consiglieri, ed uscì di quel passo con cui Virgilio vedeva camminare le sue dee.
LXXXVI. — LA PROVOCAZIONE.
— Allora, continuò Beauchamp, approfittai del silenzio e dell’oscurità della sala per uscire senza essere veduto.
«L’usciere che mi aveva introdotto mi aspettava alla porta. Egli mi condusse attraverso alcuni corridori fino ad una porticella che dava sulla strada Vaugirard: uscii coll’anima addolorata ad un tempo ed entusiasmata, perdonatemi questa espressione, Alberto, addolorata per ciò che ha rapporto a voi, entusiasmata per la nobiltà di questa giovanetta seguitando la vendetta paterna. Sì, ve lo giuro Alberto, qualunque sia la parte da cui viene questa rivelazione, dico che può venire da un nemico, ma esso non è che l’istrumento della Provvidenza. — Alberto si teneva la testa fra le mani; rialzò il viso rosso per la vergogna e bagnato di lagrime, ed afferrando il braccio di Beauchamp: — Amico, diss’egli, la mia vita è finita: mi rimane, non a dire come voi che la Provvidenza mi ha vibrato il colpo, ma a cercare chi è l’uomo che mi perseguita colla sua inimicizia; quando lo conoscerò, o io ucciderò quest’uomo o egli ucciderà me; ora conto sulla vostra amicizia per aiutarmi, Beauchamp, se tuttavolta il disprezzo non l’ha già uccisa nel vostro cuore.
— Il disprezzo, amico mio! ed in che questa disgrazia vi riguarda? No, grazie a Dio! non siamo in quei tempi in cui un ingiusto pregiudizio rendeva i figli garanti delle azioni dei padri. Riandate tutta la vostra vita, Alberto; ella data da ieri, è vero; ma giammai aurora di un bel giorno fu più pura della vostra alba. No, credetemi, voi siete ricco; lasciate la Francia, tutto si dimentica in questa grande Babilonia che ha un’esistenza agitata e gusti passaggieri; ritornerete fra tre o quattro anni, avrete sposata qualche principessa russa, e nessuno penserà più a quello che è accaduto da sedici anni.