— Voglio, disse Morcerf avvicinandosi senza sembrare di fare attenzione a Cavalcanti che si era appoggiato al caminetto, voglio proporvi un convegno in un luogo appartato, in cui nessuno possa disturbarci per dieci minuti, non vi domando di più; ove di due uomini che si saranno incontrati, uno rimarrà sul terreno. — Danglars impallidì, Cavalcanti fece un movimento, Alberto si voltò verso il giovine:

— Oh! mio Dio! diss’egli, venite voi pure, se vi piace, sig. conte, avete il diritto di esservi, siete quasi della famiglia, e io do questa specie di convegno a quante persone si trovano per accettarlo. — Cavalcanti guardò con aria stupefatta Danglars, il quale, facendo uno sforzo, si levò, e si avanzò fra i due giovani. L’assalto d’Alberto ad Andrea lo poneva sopra un altro terreno; e sperava che la visita d’Alberto avesse uno scopo diverso da quello che si era figurato sul principio. — E che! signore, diss’egli ad Alberto: se venite qui a muover lite al signore, perchè lo preferisco a voi, vi prevengo che ne farò oggetto di causa davanti al procuratore del Re.

— Vi sbagliate, signore, disse Morcerf con un tetro sorriso, non parlo di matrimonio, e non mi sono indirizzato al sig. Cavalcanti se non perchè mi è sembrato che per un momento abbia avuta l’intenzione d’intervenire nella nostra discussione. E poi sentite, voi avete ragione, diss’egli, io cerco contesa oggi con tutti; ma siate tranquillo, sig. Danglars, l’anteriorità spetta a voi.

— Signore, rispose Danglars pallido per la collera e per la paura, vi avverto che, allorquando ho la disgrazia d’incontrare sul mio sentiero un cane arrabbiato, lo ammazzo, e che lungi dal credermi colpevole, mi sembra di avere reso un servizio alla società. Ora se siete arrabbiato, e tentate di mordermi, vi prevengo che vi ammazzerò senza pietà. È forse mia colpa, se vostro padre è disonorato?

— Sì, miserabile! gridò Morcerf, è colpa tua.

Danglars fece un passo indietro. — Colpa mia? ma siete pazzo! forse conosco la storia greca? forse ho viaggiato in quei paesi? ho consigliato vostro padre di vendere la fortezza di Giannina? di tradire...?

— Silenzio! disse Alberto con voce sorda. No, non siete stato voi che direttamente avete fatto questo strepito, e causato questa disgrazia, ma siete stato voi che ipocritamente l’avete instigata.

— Io! — Sì, voi! donde viene la rivelazione?

— Mi sembra che il giornale ve lo abbia detto; da Giannina, per bacco! — Chi ha scritto a Giannina?

— Mi sembra, che tutti possano scrivere a Giannina.