— Di chi? — D’Alberto!
— D’Alberto, riprese Monte-Cristo collo stesso tuono, che ne farò, Massimiliano? Tanto è vero che siete qui, e che vi stringo la mano, quanto che io lo ucciderò domani prima delle dieci a. m., ecco ciò che io ne farò. — Morrel a sua volta prese fra le sue la mano di Monte-Cristo, e rabbrividì nel sentire questa mano placida e fredda.
— Ah! conte, gli disse, suo padre lo ama tanto!
— Non mi state a dire tali cose, altrimenti lo farò soffrire! gridò Monte-Cristo col primo movimento di collera che fino allora sembrasse provare. — Morrel stupefatto lasciò ricadere la mano di Monte-Cristo. — Conte! Conte! diss’egli.
— Caro Massimiliano, ascoltate dunque in che adorabile modo Duprez canta questo verso; O Matilde idolo del mio cor!
Morrel capì che non v’era più niente da dire. Il sipario che si era alzato al finire della scena d’Alberto, tornò a calare; quasi subito dopo fu battuto alla sua porta.
— Entrate, disse Monte-Cristo, senza che la sua voce manifestasse la menoma emozione. — Beauchamp comparve.
— Buona sera, sig. Beauchamp, disse Monte-Cristo, come se vedesse il giornalista per la prima volta nella serata; sedete adunque.
Beauchamp salutò, entrò, e si assise:
— Signore, diss’egli a Monte-Cristo, or ora io accompagnava, come avrete potuto vedere, il sig. de Morcerf.