— Ciò vuol dire, riprese Monte-Cristo ridendo, che voi probabilmente avrete pranzato insieme. Sono ben contento di vedere, signor Beauchamp, che siete più sobrio di lui.
— Signore, disse Beauchamp, Alberto ha avuto, ne convengo, torto nel lasciarsi trasportare, e vengo per proprio mio conto a farvene delle scuse. Ora che le mie scuse sono fatte, le mie, intendete bene signor conte? vengo a dirvi che vi credo troppo galantuomo per ricusarvi dal darmi delle spiegazioni sul soggetto delle vostre relazioni colle persone di Giannina! indi aggiungerò due parole sul conto della giovine greca. — Monte-Cristo fece con gli occhi e con le labbra, un piccolo gesto che comandava il silenzio: — Andiamo, aggiunse egli ridendo, ecco tutte le mie speranze distrutte.
— In qual modo? domandò Beauchamp.
— Senza dubbio, voi vi affannate di farmi un credito di eccentricità; io sono a parer vostro, un Lara, un Manfredi, un Lord Ruthwen; indi passato il momento di vedermi eccentrico, guastate il mio tipo, tentate di farmi diventare un uomo oscuro; mi volete comune volgare; infine mi domandate quelle spiegazioni. Su via! sig. Beauchamp, voi volete ridere.
— Frattanto, riprese Beauchamp con alterigia, vi sono delle congiunture in cui la probità ordina...
— Sig. Beauchamp, interruppe l’uomo strano, chi comanda al conte di Monte-Cristo è il conte di Monte-Cristo. Così dunque non dite una parola di più su questo argomento, se vi aggrada; faccio ciò che voglio, sig. Beauchamp, e credetemi, è sempre fatto benissimo.
— Signore, le persone oneste non si pagano con questa moneta; sono necessarie delle guarentigie all’onore.
— Signore, sono una garanzia vivente, rispose Monte-Cristo impassibile, i cui occhi però s’infiammavano di lampi minacciosi. Entrambi abbiamo nelle vene del sangue, che abbiamo volontà di versare, ecco la nostra mutua garanzia. Riportate questa risposta al visconte, e ditegli che domani alle dieci, avrò veduto il colore del suo.
— Non rimane adunque, disse Beauchamp, che di stabilire le condizioni del combattimento.
— Ciò ancora mi è del tutto indifferente, signore, disse il conte di Monte-Cristo; era dunque inutile di venirmi a disturbare allo spettacolo per una cosa di sì poco momento. In Francia, uno si batte alla spada o alla pistola; nelle colonie si preferisce la carabina; nell’Arabia si adopera il pugnale. Dite al vostro cliente, che, quantunque sia io l’insultato, gli lascio la scelta delle armi, e che accetterò tutto senza contestazione; tutto, intendete bene? tutto, anche il combattimento per mezzo della sorte, cosa che sempre è stupida. Ma per me è un affare diverso, sono sicuro di vincere.