— Ora volete voi dirmi chi siete? domandò Dantès.

— Oh! mio Dio! sì, se ciò può importarvi.

— Potete esser buono a consolarmi e sostenermi, poichè mi sembrate forte in mezzo ai forti.

Lo scienziato sorrise tristamente.

— Io sono Faria, diss’egli, prigioniero fino dal 1811, come voi sapete, in questo castello d’If; ma erano già tre anni ch’era tenuto racchiuso nella fortezza di Fenestrelles. Nel 1811 fui trasportato dal Piemonte in Francia. Allora seppi che il destino in quell’epoca sorridente a Napoleone gli aveva concesso un figlio al quale era stato dato il titolo di Re di Roma: ero ben lungi dal dubitare allora ciò che mi avete detto ieri: cioè che quattr’anni dopo questo gran colosso sarebbe stato rovesciato. E chi regna adesso in Francia? Forse Napoleone II?

— No, Luigi XVIII.

— Luigi XVIII! il fratello di Luigi XVI? i decreti del cielo son ben reconditi e misteriosi! qual è dunque la mente della provvidenza, quando abbassa l’uomo che aveva esaltato, ed esalta quello che aveva abbassato?

Dantès seguiva collo sguardo quest’uomo che dimenticava un momento il proprio destino, per preoccuparsi così di quelli del mondo.

— Sì, sì, continuò egli, è come in Inghilterra; dopo Carlo I, Cromwell; dopo Cromwell Carlo II, e forse dopo Giacomo II, un principe d’Orange... I segreti di Dio sono imperscrutabili, e la serie delle umane vicende imprevedibile, voi siete ancor giovine, e potrete vedere....

— Sì, purchè io esca di qui.