Battistino consultò con uno sguardo il suo padrone.

Il conte fece un segno, Battistino si ritirò, e chiuse la porta dietro a sè.

— Chi siete voi, signora? disse il conte alla donna velata.

L’incognita gettò uno sguardo intorno a sè per assicurarsi, se veramente erano soli; poi inchinandosi come se avesse voluto inginocchiarsi, congiunse le mani, e coll’accento della disperazione: — Edmondo, diss’ella, voi non ucciderete mio figlio!

Il conte fece un passo in addietro, gettò un debole grido, e lasciò cadersi l’arme di mano: — Che nome avete pronunciato, sig.ª de Morcerf? diss’egli.

— Il vostro! gridò ella gettando il velo, il vostro che, sola io forse non ho dimenticato mai; Edmondo, non è la sig.ª de Morcerf che viene da voi, è Mercedès.

— Mercedès è morta, signora, disse Monte-Cristo, ed io non conosco più alcuna che porti questo nome.

— Mercedès vive, signore, e Mercedès vi ricorda, poichè sola vi ha riconosciuto quando vi vide, ed anche senza vedervi alla vostra voce. Edmondo, al solo accento della vostra voce, e da quel tempo ella vi ha seguito passo passo, ella vi sorveglia, vi teme, non ha avuto bisogno di cercare la mano, da cui partiva il colpo che ha percosso il sig. de Morcerf.

— Fernando, volete dire, signora, riprese Monte-Cristo con un’amara ironia; poichè siamo in corso di ricordarci i nostri nomi, ricordiamoceli tutti. — E Monte-Cristo aveva pronunciato il nome di Fernando, con una tale espressione di odio, che Mercedès sentì il brivido dello spavento scorrerle per tutto il corpo.

— Vedete bene, che non mi sono ingannata, gridò Mercedès, e che ho ragione di dirvi: risparmiatemi il figlio!