— Andate, disse lentamente il conte, andate, amico caro; ma di grazia, se provaste qualche ostacolo, ricordatevi che ho qualche potere in questo mondo, e che sono felice d’impiegarlo a profitto delle persone che amo, ed io v’amo moltissimo, Morrel.
— Bene, disse il giovine, me ne sovverrò (come i fanciulli egoisti si sovvengono dei loro parenti quando hanno bisogno di loro); quando avrò bisogno di voi, e forse questo momento verrà, m’indirizzerò a voi, conte.
— Bene, io ritengo la vostra parola. Addio dunque.
— A rivederci. — Erano giunti alla porta della casa dei Campi-Elisi. Monte-Cristo aprì lo sportello, Morrel balzò sul pavimento, Bertuccio aspettava sulla scalinata.
Morrel disparve all’ingresso di Marigny, e Monte-Cristo camminò incontro a Bertuccio. — Ebbene? domandò egli.
— Ebbene! rispose l’intendente; ella lascia la casa.
— E suo figlio? — Florentin, suo cameriere, crede che faccia altrettanto. — Venite. — Monte-Cristo condusse Bertuccio nel suo gabinetto, scrisse la lettera che conosciamo, e la rimise all’intendente.
— Andate, diss’egli, e fate con diligenza... A proposito fate avvisare Haydée ch’io sono ritornato.
— Eccomi, disse la giovinetta, che al rumore della carrozza era già discesa, e di cui il viso raggiava di gioia, nel rivedere il conte salvo.
Bertuccio uscì. Tutti i trasporti di una figlia nel rivedere un padre prediletto, tutti i delirii di un’amica nel rivedere l’amante adorato, Haydée li provò nei primi momenti del ritorno da lei atteso con tanta impazienza.