— Un uomo che tiene in mano una spada, un uomo che, alla portata di questa spada, ha un nemico mortale; quest’uomo, se non si batte, è un vile! A che non è egli qui? che io glie lo dica!
— Signore, rispose freddamente Monte-Cristo, io non presumo che voi siate venuto a ritrovarmi per raccontarmi i vostri piccoli affari di famiglia. Andate a dire tutto questo ad Alberto, forse sarà egli che vi risponderà.
— Oh! no! no! replicò il generale con un sorriso che sparì non sì tosto comparso; a noi! voi avete ragione, io non sono venuto qui per questo! Io sono venuto per dirvi, che io pure vi riguardo per un mio nemico! Sono venuto per dirvi che vi odio per istinto! che mi sembra d’avervi sempre conosciuto, sempre odiato! e che finalmente, poichè i giovani di questo secolo non si battono più, sta a noi il batterci... È questo pure il vostro parere signore?
— Precisamente. Così, quando vi ho detto che mi era preparato a quanto accade, m’intendeva di parlare dell’onore della vostra visita.
— Tanto meglio... i vostri preparativi son dunque fatti?
— Essi lo sono sempre, signore.
— Sapete che noi ci batteremo fino alla morte di uno di noi due! disse il generale con i denti stretti per la rabbia.
— Fino alla morte di uno di noi due, ripetè il conte di Monte-Cristo facendo un leggiero movimento di testa.
— Partiamo allora, non abbiamo bisogno di testimoni.
— In fatto, è inutile, ci conosciamo tanto bene!