Il domestico uscì, e quasi subito dopo rientrò.

— Madamigella Valentina è passata per la sua camera per portarsi in quelle della sig.ª de Villefort, disse egli; e nel passare, siccome aveva sete, ha bevuto ciò che rimaneva nel bicchiere; in quanto alla bottiglia, il sig. Edoardo l’ha vuotata per fare un laghetto alle sue anitre.

Noirtier alzò gli occhi al cielo come fa un giuocatore che giuoca in un punto tutto ciò che possede.

Da quel momento gli occhi del vecchio si fissarono sulla porta e non lasciarono più questa direzione.

Era difatto la sig.ª Danglars e sua figlia che Valentina avea vedute; erano state condotte nella camera della sig.ª de Villefort, che aveva detto di riceverle nel suo appartamento; ecco perchè Valentina era passata per le stanze di lei, essendo la sua camera allo stesso piano di quella di Valentina, e le due camere non erano divise che da quella di Edoardo.

Le due signore entrarono nel salotto con quella sostenutezza officiale che presagisce una comunicazione.

Fra persone della stessa società una gradazione è presto presa. La sig.ª de Villefort rispose a questa solennità con altrettanta solennità. Ed in questo momento Valentina entrò, e le riverenze ricominciarono da capo:

— Cara amica, disse la baronessa, mentre che le due giovinette si prendevano per la mano, vengo con Eugenia ad annunziarvi per la prima il vicinissimo matrimonio di mia figlia col principe Cavalcanti. — Il banchiere popolare aveva ritrovato che questo titolo stava meglio che quello di conte.

— Allora permettete che io vi faccia i miei sinceri rallegramenti, rispose la sig.ª de Villefort. Il sig. principe Cavalcanti sembra un giovine di rare qualità.

— Ascoltate, disse la baronessa sorridendo; se noi parliamo come due amiche, debbo dirvi che il principe non ci sembra ancora quel che sarà. Egli ha in sè un po’ di quella stravaganza, che a noi francesi ci fa riconoscere al primo colpo d’occhio un gentiluomo italiano o tedesco. Però annunzia molto buon cuore, molta acutezza di spirito, ed in quanto alle convenienze, il sig. Danglars pretende che la sua fortuna sia maestosa: questa è la sua parola.