— È fatto? domandò Monte-Cristo vedendo ricomparire Morrel.

— Sì, ed io sono un poco più tranquillo.

— Voi sapete che aspetto, disse Monte-Cristo sorridendo.

— Sì, ed io parlo. Ascoltate. Una sera mi ritrovava in un giardino; era nascosto dietro un gruppo di alberi; nessuno si pensava che io potessi esser lì. Due persone passarono vicino a me, permettetemi che provvisoriamente vi taccia i nomi; esse parlavano a bassa voce, e pure io aveva una tale premura a sentire le loro parole, che non perdetti un accento di quanto esse dissero.

— Ciò si annunzia lugubremente, a giudicarne dal vostro pallore e dal vostro fremito, Morrel.

— Oh! sì, molto lugubremente amico mio; era morto qualcuno in casa del padrone del giardino in cui mi ritrovava; uno di questi due personaggi di cui ascoltava la conversazione, era il padrone del giardino e l’altro un medico. Ora il primo confidava al secondo i suoi timori ed i suoi dolori, poichè questa era la seconda volta in un mese che la morte piombava rapida ed imprevista su questa casa, che si credeva designata da qualche angiolo sterminatore alla collera di Dio.

— Ah! ah! disse Monte-Cristo guardando fissamente il giovine, e girando il suo seggio, con un movimento impercettibile, in modo da situarsi nell’ombra mentre che la luce cadeva sul viso di Massimiliano.

— Sì, continuò questi, la morte era entrata due volte in questa casa in meno di un mese.

— E che rispondeva il dottore? domandò Monte-Cristo.

— Egli rispondeva... egli rispondeva che questa morte non era naturale, e che bisognava attribuirla...