— A che? — Al veleno!

— Davvero! disse Monte-Cristo con quella tosse leggera che nei momenti di somma emozione, gli serviva a mascherare sia il suo rossore, sia il suo pallore, sia l’attenzione stessa con la quale ascoltava; davvero, Massimiliano, avete inteso tali cose?

— Sì, caro conte, le ho intese, ed il dottore aggiungeva che se simili avvenimenti si fossero rinnovati, egli si credeva obbligato di appellarne alla giustizia. — Monte-Cristo ascoltava o sembrava ascoltare con la più gran calma.

— Ebbene! disse Massimiliano, la morte ha colpito una terza volta, conte, e a che cosa credete voi che m’impegni la conoscenza di questo segreto?

— Mio caro amico, disse Monte-Cristo, mi sembra che raccontiate un’avventura che ciascuno di noi sa a memoria. La casa in cui voi avete sentito questo discorso, la conosco, una casa in cui vi ha un giardino, un padre di famiglia, un dottore, una casa in cui vi sono state tre strane morti ed inattese. Ebbene! guardatemi, io che non ho intercettata alcuna confidenza, e che ciò nonostante so tuttociò tanto bene quanto voi, ho forse degli scrupoli di coscienza? No! ciò non mi riguarda. Voi dite che un angiolo sterminatore sembra designare questa casa alla collera del Signore; ebbene! chi vi dice che la vostra supposizione non sia una realtà? Non vedete le cose che non vogliono vedere quelli che han premura a vederle. Se è la giustizia e non la collera di Dio che passeggia in questa casa, Massimiliano, voltate la testa, e lasciate passare la giustizia di Dio.

Morrel fremette. Vi era qualche cosa ad un tempo di lugubre, di solenne e di terribile negli accenti del conte.

— D’altra parte, continuò egli con un cambiamento di voce così marcato che si sarebbe detto che queste ultime parole non uscivano dalla bocca del medesimo uomo; chi vi dice che ciò dovrà ricominciare?

— Ciò ricomincia, conte, ed ecco perchè accorro a voi.

— Ebbene! che volete che vi faccia, Morrel? vorreste per caso che prevenissi il procuratore del Re?

Monte-Cristo articolò queste ultime parole con una tal chiarezza, ed un accento così vibrato, che Morrel, alzandosi ad un colpo, gridò: — Conte! conte! voi sapete di che voglio parlarvi, non è vero?