Questo silenzio, questo raccoglimento, questa lotta, durarono venti secondi circa. Indi il conte rialzò la sua pallida fronte: — Voi vedete, disse egli con voce appena alterata, mio caro amico, in qual modo Iddio sa punire della loro indifferenza gli uomini più fanfaroni e più freddi davanti ai terribili spettacoli che loro si offrono. Io che guardava assistendo impassibile e curioso: che guardava lo sviluppo di questa lugubre tragedia; io che, simile all’angiolo del male, rideva del male che fanno gli uomini al sicuro dietro il segreto (il segreto è facile a custodirsi dai ricchi e dai possenti), ecco che a mia volta mi sento morso da questo serpente di cui guardava la marcia tortuosa, e morso al cuore.

Morrel mandò un sordo gemito. — Andiamo, andiamo, continuò il conte, bastano i pianti fin qui, siate uomo, siate forte, siate pieno di speranza, poichè io son qui, poichè io veglio su voi. — Morrel scosse tristamente la testa.

— Io vi dico di sperare, mi capite? gridò Monte-Cristo. Sappiate che non ho mai mentito, e che non mi sbaglio mai. È mezzogiorno, Massimiliano; ringraziate il cielo di essere venuto a mezzogiorno invece di venire questa sera, invece di venire domattina. Ascoltate dunque ciò che sono per dirvi, Morrel: è mezzogiorno, se Valentina non è morta a quest’ora, ella non morrà più.

— Oh! mio Dio! gridò Morrel, l’ho lasciata moribonda, — e Monte-Cristo appoggiò una mano sulla fronte.

Che cosa bolliva in quella testa carica di segreti? che cosa diceva a quello spirito, implacabile ad un tempo ed umano, l’angiolo luminoso, o l’angiolo delle tenebre?

Dio solo lo sa! Monte-Cristo rilevò la fronte anche una volta, e questa volta essa era placida come quella di un fanciullo che si sveglia: — Massimiliano, diss’egli, ritornate tranquillamente in casa vostra; vi ordino di non fare una dimostrazione, di non lasciare fluttuare sul vostro viso l’ombra di una preoccupazione, vi darò le notizie; andate.

— Mio Dio! mio Dio! disse Morrel, voi mi spaventate, conte, colla vostra pacatezza. Potete dunque qualche cosa di più che un uomo? Siete un angelo? — E il giovine che non aveva mai addietrato di un passo davanti ad alcun pericolo, addietrava in faccia a Monte-Cristo, vinto da un indicibile terrore.

Monte-Cristo lo guardò con un sorriso così malinconico e così dolce che Massimiliano si sentì spuntare le lagrime sugli occhi. — Io posso molto, amico mio, rispose il conte, andate: ho bisogno di restar solo. — Morrel soggiogato da quel prodigioso ascendente che Monte-Cristo esercitava su tutti quelli che lo circondavano, non cercò neppure di sottrarvisi, strinse la mano del conte e partì. Alla porta soltanto si fermò per aspettare Battistino, che vide comparire dal fondo della strada Matignon, e che ritornava correndo.

Frattanto Villefort e d’Avrigny si erano affrettati. Al loro ritorno Valentina era ancora svenuta, ed il medico aveva esaminata l’ammalata con tutta quella cura che esigevano le cose, e con una profondità che era raddoppiata dalla conoscenza del segreto. Villefort sospeso dalle sue labbra e dal suo sguardo aspettava con ansietà il resultato del suo esame. Noirtier, più pallido della giovinetta, più avido di uno scioglimento che Villefort stesso, aspettava egli pure, e tutto si faceva in lui sensibilità ed intelligenza.

Finalmente d’Avrigny lasciò sfuggirsi lentamente queste parole: — Ella vive ancora.