— Ancora? gridò Villefort: che terribile parola avete pronunziata!

— Sì, ella vive ancora, e ne son ben sorpreso.

— Ma ella è salva? domandò il padre.

— Sì, poichè vive. — In questo momento lo sguardo di d’Avrigny s’abbattè in quello di Noirtier. Esso scintillava di una gioia così straordinaria, di un pensiero talmente ricco e fecondo, che il medico ne rimase colpito. Egli lasciò ricadere sul seggio la giovinetta, le cui labbra appena si distinguevano, tanto eran pallide e bianche, ed all’unisono con tutto il rimanente del viso, e restò immobile guardando Noirtier, da cui ogni movimento del dottore era atteso e commentato.

— Signore, disse allora d’Avrigny a Villefort, chiamate la cameriera di madamigella Valentina, se vi aggrada.

Villefort lasciò la testa di sua figlia che sosteneva e corse egli stesso a chiamare la cameriera. Tosto che Villefort ebbe chiusa la porta, d’Avrigny si accostò al vecchio:

— Avete qualche cosa da dirmi?

Il vecchio strinse con espressione gli occhi, nel modo, come ben si ricorderà, con cui voleva indicare l’affermativa. — A me solo? — Sì, fece Noirtier. — Bene, io resterò con voi. — In questo momento Villefort rientrò, seguito dalla cameriera; e dietro questa la signora de Villefort.

— Ma che cosa ha dunque questa cara fanciulla? gridò ella; è uscita dalle mie camere, lagnandosi di essere indisposta, ma non avrei creduto che fosse una cosa così seria.

E la giovane sposa, colle lagrime agli occhi, e con tutti i segni dell’affezione di una vera madre, si avvicinò a Valentina, di cui prese la mano. D’Avrigny continuava a guardare Noirtier; egli vide gli occhi del vecchio dilatarsi ed arrotondarsi, le guance rilasciarsi e tremare; il sudore gli stillava dalla fronte. — Ah! fece egli involontariamente seguendo la direzione degli sguardi di Noirtier, cioè fissando i suoi occhi sulla sig.ª de Villefort che ripeteva: