Sollecitiamoci di dire che, nella intimità, il labbro rialzato e ridente ricalava a livello del labbro abbassato e petulante; di modo che, nella maggior parte del tempo, la bonomia spariva per dar posto al marito brutale ed al padre assoluto. — Perchè diavolo questa pazza, che vuole parlarmi, a quanto pretende, mormorava Danglars, non viene semplicemente nel mio gabinetto, pensava egli, e perchè soprattutto vuole parlarmi? — Egli ravvolgeva per la ventesima volta questo pensiero inquietante nel cervello, quando la porta si aprì, e comparve Eugenia, vestita di seta nera broccata con fiori pallidi dello stesso colore, coi capelli acconciati, e coi guanti, come se si fosse trattato d’andare a sedere sopra il suo buon seggio del Teatro Italiano.

— Che vi è dunque, Eugenia, e perchè nel salotto di visita, mentre si sta egualmente bene nel mio gabinetto?

— Voi avete perfettamente ragione, signore, — rispose Eugenia, facendo segno a suo padre che poteva sedersi, — impiantando le due questioni che riassumono tutta la conversazione che avremo. Io dunque risponderò ad entrambe, e, contro le leggi dell’abitudine, dapprima alla seconda essendo la meno complessiva; ho scelto il salotto, signore, per luogo di convegno per evitare le impressioni disaggradevoli e le influenze del gabinetto di un banchiere. Quei libri di cassa, per quanto siano ben dorati, quei cassetti chiusi come le porte di una fortezza, quelle masse di biglietti di banca che vengono non si sa di dove, e quella quantità di lettere che vengono dall’Inghilterra, dalla Olanda, dalla Spagna, dalle Indie, dalla China, e dal Perù, in generale operano stranamente sullo spirito di un padre, e gli fanno dimenticare che nel mondo vi è un interesse più grande e più sacro di quello della posizione sociale e l’opinione dei suoi committenti: ho dunque preferito questo salotto dove voi vedete, sorridenti e felici nei loro quadri magnifici, il vostro ritratto, il mio, quello di mia madre, e molte specie di paesaggi villerecci e pastorali che inteneriscono. Io mi fido molto al potere delle impressioni esterne; forse, a vostro riguardo particolarmente, m’inganno; ma che volete? non sarei artista se non mi restasse qualche illusione.

— Benissimo, rispose il sig. Danglars che aveva ascoltata tutta questa tirata con un’imperturbabile pacatezza, ma senza comprenderne una parola, assorto come era, a guisa d’ogni altro uomo pieno di affari, a cercare il filo della propria idea nelle idee del suo interlocutore.

— Ecco dunque il secondo punto spiegato, o presso a poco, disse Eugenia senza il minimo turbamento e con quella sostenutezza maschile che distingueva il suo gesto e la sua parola, e voi mi sembrate soddisfatto della spiegazione. Ora veniamo al primo: mi domandate perchè vi ho chiesta questa udienza, ve lo dirò in due parole, signore; eccole: non voglio sposare il conte Andrea Cavalcanti.

Danglars fece un salto sulla sedia, e per la scossa alzò ad un tempo e braccia ed occhi al cielo.

— Mio Dio, sì signore, continuò Eugenia, sempre egualmente tranquilla; siete meravigliato, lo vedo bene; poichè da quando tutta questa piccola faccenda è in trattativa, io non ho mai manifestata la più piccola opposizione, certa come era sempre, giunto il momento, d’opporre francamente alle persone che non mi hanno consultato, ed alle cose che mi hanno dispiaciuto, una volontà franca ed assoluta. Però questa volta, la tranquillità, la passività, come dicono i filosofi veniva da un’altra sorgente: veniva da ciò che, figlia sottomessa ed affezionata... (un leggiero sorriso si disegnò sulle labbra purpuree della giovanetta) mi voleva accostumare all’obbedienza.

— Ebbene? domandò Danglars.

— Ebbene! signore, riprese Eugenia, ho provato fino all’estremo delle mie forze, ed ora che è giunto il momento, ad onta di tutti gli sforzi che ho tentati su me stessa, mi sento incapace di obbedire.

— Ma finalmente, disse Danglars che, spirito secondario, sembrava dapprima tutto assorbito dal peso di questa implacabile logica, la cui flemma accusava tanta premeditazione e forza di volontà, la ragione di questo rifiuto, Eugenia? la ragione?