— La ragione, replicò la giovanetta, oh! mio Dio! non è già perchè egli sia più brutto, più stolido, o più disaggradevole di un altro, no; il sig. Andrea Cavalcanti può anzi passare, per quelli che guardano gli uomini dal viso e dalla persona, per essere un bel modello. Non è neppure perchè il mio cuore sia stato toccato meno da lui che da tutt’altro; questa sarebbe una ragione da giovanetta che esce di conservatorio, che io riguardo del tutto al di sotto di me; non amo assolutamente alcuno, signore, lo sapete bene, non è vero? non vedo dunque perchè, senza un’assoluta necessità, andrò a legare eternamente la mia vita ad un compagno. Il saggio non ha egli detto in un luogo: «Niente di troppo;» e in un altro: «portate tutto con voi stesso»? Mi hanno ancora fatto apprendere questi due aforismi in latino ed in greco; l’uno, credo, è di Fedro, l’altro di Bias. Ebbene! caro padre, nel naufragio della vita, poichè la vita è un naufragio eterno delle nostre speranze, getto in mare tutto quanto ho di inutile nel mio bagaglio, ecco tutto, e resto con la mia volontà, disposta a vivere perfettamente sola, e per conseguenza perfettamente libera.
— Disgraziata! disgraziata! mormorò Danglars impallidendo, poichè conosceva da una lunga esperienza la solidità dell’ostacolo che così d’improvviso incontrava.
— Disgraziata! riprese Eugenia, disgraziata! dite voi, signore? Ma no, in verità l’esclamazione mi sembra del tutto affettata e teatrale. Felice, al contrario, poichè ve lo domando, che cosa mi manca? Il mondo mi trova bella, ciò è già qualche cosa per essere accolta favorevolmente! amo le buone accoglienze; esse rallegrano il viso; e quelli che mi ascolteranno mi sembreranno allora meno brutti. Io sono dotata di qualche poco di spirito, e di una certa sensibilità relativa, che mi permette di tirare dalla esistenza generale, per farlo entrare nella mia, ciò che vi trovo di buono, come fa la scimmia allorquando rompe la noce verde per cavare ciò che essa contiene. Io sono ricca, poichè voi avete una delle più belle fortune di Francia, perchè io sono figlia unica, e voi non siete così tenace al punto in cui lo sono i padri del quartiere Saint-Martin e della Gaieté, che diseredano le loro figlie, perchè esse non vogliono dar loro dei nipoti; d’altra parte la legge previdente vi ha tolto il diritto di diseredarmi, almeno del tutto, come vi toglie il potere di costringermi a sposare un signore tale o tal altro. Così, bella, spiritosa, adorna di qualche dote, come si dice all’Opera Comica, e ricca, ma questa è felicità, signore, perchè dunque mi chiamate disgraziata?
Danglars, vedendo sua figlia sorridente e fiera fino all’insolenza, non potè reprimere un momento di brutalità che si tradì con uno scoppio di voce, ma questo fu il solo. Sotto lo sguardo interrogatore di sua figlia, dirimpetto a questo bel sopracciglio nero increspato per l’interrogazione, si rivoltò con prudenza e si calmò tosto, domato dalla mano di ferro della circospezione: — Infatto, figlia mia, rispose egli con un sorriso, voi siete tutto ciò che vi vantate di essere, ad eccezione di una sola cosa, non voglio dirvi rozzamente qual sia, desidero piuttosto di lasciarvela indovinare.
Eugenia guardò Danglars, molto sorpresa che le venisse contestato uno dei fiori della corona d’orgoglio che ella si era posta superbamente sulla testa.
— Figlia mia, continuò il banchiere, voi mi avete perfettamente spiegati quali sono i sentimenti che presiedano alle risoluzioni di una figlia come voi, quando ella ha risoluto di non maritarsi; spetta ora a me il dirvi quali sono i motivi di un padre, come sono io, quando ha risoluto che sua figlia si mariterà. — Eugenia s’inchinò, non già come una figlia sottomessa che ascolta, ma come un avversario pronto a discutere su ciò che ascolta. — Figlia mia, continuò Danglars, quando un padre domanda a sua figlia di prendere uno sposo, ha sempre una qualche ragione per desiderare questo matrimonio. Gli uni sono presi dalla manìa che voi dicevate or ora di vedersi rivivere nei loro nipoti. Io comincerò dal dirvi che non ho questa debolezza: le gioie di famiglia mi sono quasi del tutto indifferenti: posso confessar questo ad una figlia che so essere abbastanza filosofa per comprendere questa indifferenza e per non farmene un delitto.
— Alla buon’ora, parliamo francamente, ciò mi piace.
— Oh! disse Danglars, vedete che senza dividere in tesi generali la vostra simpatia per la franchezza, mi vi sottometto quando credo che la occasione mi v’inviti: continuerò adunque: vi propongo un marito, non per voi, poichè, in verità, non pensava a voi menomamente in questo momento (voi amate la franchezza, e mi sembra che questa lo sia); ma perchè io aveva bisogno che voi prendeste questo sposo il più presto possibile, per certe combinazioni commerciali che sono in questo momento a portata di stabilire.
Eugenia fece un movimento. — La cosa è precisamente come ho l’onore di dirvi, figlia mia, e non per questo dovete essere meco inquieta; perchè siete voi che mi vi costringete; è mio malgrado, lo capirete bene, che entro in queste spiegazioni aritmetiche, con un’artista come voi, che teme d’entrare in un gabinetto di un banchiere per timore di ricevervi, i filosofi dicono così, per timore di ricevervi delle impressioni o delle sensazioni disaggradevoli o antipoetiche. Ma in questo gabinetto di banchiere, nel quale però vi siete compiaciuta di entrare ieri l’altro per venire a domandarmi i mille franchi che accordo ogni mese alle vostre fantasie, sappiate, mia cara signorina, che s’imparano molte cose anche per l’uso delle giovanette che non vogliono maritarsi. Vi si impara, per esempio, e per riguardo alla vostra suscettibilità nervosa, ve lo insegno in questo salotto, vi si impara che il credito di un banchiere è la sua vita fisica e morale, che il credito sostiene l’uomo come il soffio anima il corpo; ed il sig. Monte-Cristo mi fece un giorno un discorso su questo proposito che non dimenticherò giammai. Vi si impara, che a seconda che il credito si ritira, il corpo diviene cadavere, e che ciò è quanto deve accadere in brevissimo tempo al banchiere che si onora di essere il padre di una figlia che ha sì buona logica.
Ma Eugenia, invece di curvarsi, si raddrizzò d’improvviso: