— Rovinato! disse ella.

— Voi avete ritrovato la giusta espressione, figlia mia, la buona espressione, disse Danglars grattandosi il petto con le unghie, continuando a conservare sulla rozza figura il sorriso dell’uomo senza cuore, ma non senza spirito; rovinato! precisamente.

— Ah! fece Eugenia.

— Sì, rovinato! ebbene! eccolo dunque conosciuto questo segreto pieno d’orrore! Ora, figlia mia, imparate dalla mia bocca in qual modo questa disgrazia può, per mezzo vostro, divenir minore non dirò per me, ma per voi.

— Oh! gridò Eugenia, siete un cattivo fisonomista, signore, se vi figurate che per me io deploro la catastrofe che mi esponete. Io rovinata! e che m’importa? non mi resta il mio ingegno? non posso come la Pasta, come la Malibran, come la Grisi, procurarmi ciò che voi mi avreste potuto dare, qualunque fosse la vostra fortuna, cento o cento cinquantamila lire di rendita che non dovrei che a me sola, e che invece di giungermi come mi giungono questi poveri dodicimila fr. che mi date con dei sguardi arrabbiati e delle parole di rimprovero sulla mia prodigalità, mi verrebbero accompagnati dalle acclamazioni, dai bravo, e dai fiori? e quando non avessi questa virtù della quale il vostro sorriso mi fa vedere che dubitate, non mi resterebbe ancora questo furioso amore per la indipendenza che mi terrebbe sempre le veci di tutti i tesori, e che domina in me fin più dell’istinto della conservazione? no, non è per me che mi rattristo, saprei sempre cavarmi bene d’impaccio; i miei libri, i miei pennelli, il mio piano-forte, tutte cose che non costano molto care e che potrei sempre procurarmi, mi resteranno sempre: crederete forse che io mi affligga per la sig.ª Danglars? disingannatevi pure; o io mi inganno all’ingrosso, o mia madre ha già prese tutte le cautele contro la catastrofe che vi minaccia e che passerà senza toccarla; ella si è messa al sicuro lo spero; e non fu vegliando su di me che ha potuto distrarsi dalle sue preoccupazioni di fortuna; poichè, grazie a Dio ella mi ha lasciata tutta la mia indipendenza sotto il pretesto che io amava la mia libertà. Oh! no, signore, dalla mia infanzia, ho veduto accadere troppe cose intorno a me, le ho tutte troppo bene capite, perchè la disgrazia faccia su di me maggiore impressione di quel che meriti di fare; da che mi conosco, non sono stata amata da alcuno; tanto peggio! Ciò mi ha condotto naturalmente a non amare nessuno, tanto meglio! Ora voi avete la mia professione di fede.

— Allora, disse Danglars, pallido di un dolore che non prendeva la sua sorgente dall’offeso amore paterno, allora, madamigella, persistete a voler consumare la mia rovina?

— La vostra rovina? Io, disse Eugenia, consumare la vostra rovina? Che intendete di dire? Non capisco.

— Tanto meglio, mi lasciate un raggio di speranza; ascoltate.

— Ascolto, disse Eugenia guardando così fissamente suo padre, che gli bisognò uno sforzo per non abbassare gli occhi sotto lo sguardo possente della giovanetta.

— Il sig. Cavalcanti, continuò Danglars, vi sposa, e sposandovi porta tre milioni di dote che deposita nella mia cassa.