— Che volete voi vedere per primo? gli domandò.

— Mostratemi la vostra grand’opera filosofica.

Faria cavò dal grazioso armadio tre o quattro rotoli di tela ravvolti su sè stessi come fogli di papiro; erano strisce larghe circa quattro pollici e lunghe circa diciotto. Queste strisce, numerate, erano coperte da una scrittura che Dantès potè leggere perchè essa era scritta nella lingua materna di Faria, vale a dire in italiano, idioma che Dantès comprendeva perfettamente nella sua qualità di provenzale.

— Vedete, gli disse, tutto è qui; sono circa tre giorni che ho scritto la parola fine nella 68ª striscia. Due delle mie camice e tutti i miei fazzoletti vi sono impiegati; se un giorno ritorno libero e posso ritrovare in Italia uno stampatore che ardisca stamparla, la mia riputazione è fatta.

— Sì, rispose Dantès, lo vedo bene. Ora mostratemi ve ne prego, le penne con le quali è stata scritta quest’opera.

— Eccole, disse Faria: e mostrò al giovinotto un bastoncello lungo sei pollici, grosso quanto un manico di un pennello, attorno ad una delle estremità del quale stava legata con un filo una di quelle cartilagini, ancora marchiata dall’inchiostro di cui Faria aveva parlato a Dantès. Essa era tagliata a becco, ed era spaccata come una penna ordinaria.

Dantès l’esaminò, cercando con lo sguardo lo strumento col quale era stata tagliata in un modo così preciso.

— Ah! sì, disse Faria, il temperino n’è vero? è il mio capolavoro, io l’ho fatto nello stesso modo di questo coltello, con un vecchio candeliere di ferro. — Il temperino tagliava come un rasoio. Quanto al coltello aveva il doppio vantaggio di servire ad un tempo da coltello e da pugnale.

Dantès esaminò questi differenti oggetti colla stessa attenzione che avrebbe usata in una bottega di chincagliere di Marsiglia: aveva esaminato altra volta eguali strumenti eseguiti da selvaggi e portati dal mare del Sud dai capitani di lungo viaggio. — In quanto all’inchiostro, disse Faria, voi sapete qual processo impiego, e lo faccio quando ne ho bisogno.

— Ciò di cui mi maraviglio si è, disse Dantès, che vi siano bastati i giorni per questi lavori.