— Ma io aveva ancora le notti, rispose Faria. — Le notti! siete voi dunque dalla natura dei gatti e ci vedete chiaro anche la notte? — No, ma Iddio ha dato all’uomo l’intelligenza per venire in aiuto alla povertà dei sensi: io mi son procurato la luce. — E come? — Dalla carne che ci portano separai il grasso, lo feci fondere, e ne cavai una specie di olio compatto. Guardate, ecco qua la mia bugìa. — E Faria mostrò a Dantès una specie di lampione come quelli che si adoperano nelle pubbliche illuminazioni. — Ma il fuoco?

— Ecco delle pietruzze e della tela bruciata. — Ma i solfanelli? — Ho fatto mostra di avere una malattia cutanea, ed ho domandato dello zolfo che mi è stato accordato.

Dantès depose sulla tavola gli oggetti che teneva in mano, e abbassò la testa, avvilito per la perseveranza e per la forza di quello spirito.

— Questo non è tutto, continuò Faria, poichè non bisogna mettere tutti i tesori in un solo nascondiglio; chiudiamo ora questi. — Riposta la pietra al suo posto, Faria vi sparse sopra un poco di terra, vi strisciò il piede per far scomparire ogni mancanza di continuità, si avanzò verso il letto e lo spostò. Dietro al capezzale, nascosto con una pietra che lo chiudeva quasi ermeticamente, era un foro, ed in questo foro una scala a corda lunga da 25 a 30 piedi. Dantès l’esaminò, essa era di una solidità a tutta prova.

— Chi vi ha fornito la corda necessaria a quest’opera meravigliosa? domandò Dantès.

— Dapprima qualche camicia che io aveva, poi qualche lenzuolo del mio letto che aveva sfilato nei tre anni di prigionia a Fenestrelles. Quando sono stato trasportato al castello d’If ho trovato il mezzo di portar meco queste fila; qui ho continuato il mio lavoro.

— Ma non si accorgevano che i lenzuoli erano senz’orlo?

— Io li ricuciva. — Con che? — Con quest’ago.

E Faria alzando una falda del suo abito, mostrò una spina lunga acuta e ancora affilata che vi portava attaccata.

— Sì, continuò Faria, dapprima io aveva pensato a smurare queste sbarre, ed a fuggire dalla finestra che è un poco più larga della vostra, come vedete, e che avrei ancora slargata di più al momento dell’evasione; ma mi accorsi che questa finestra dava in un cortile interno, e rinunziai a questo disegno essendo troppo incerto. Ciò nonostante conservai la scala per una di quelle occasioni imprevedute, per una di quelle evasioni di cui vi ho parlato e che il solo caso qualche volta procura.