Andrea fu talmente sorpreso, che non potè far a meno di rimanere astratto per qualche minuto.
— Allora, diss’egli, uscendo dalla sua distrazione, mi rimane a farvi una domanda, e questa, lo capirete, quand’anche vi riuscisse disaggradevole...
— Parlate, disse Monte-Cristo.
— Mi sono messo in relazione, mercè la mia fortuna, con molte persone distinte, ed ho eziandio, pel momento almeno, una folla d’amici. Ma, ammogliandomi, come faccio, in faccia a tutta la società parigina, devo essere sostenuto da un nome illustre, ed in mancanza della mano paterna, è una mano possente che deve condurmi all’altare. Ora, mio padre non viene a Parigi, non è vero?
— Egli è vecchio, coperto di ferite, e soffre: corre pericolo di morire ogni volta che viaggia.
— Capisco. Ebbene! io vengo a farvi una domanda.
— A me? — Sì, a voi.
— E quale, mio Dio? — Ebbene! è di sostituirlo.
— Eh! mio caro signore! che! dopo le numerose relazioni che ho avuto l’onore di avere con voi, mi conoscete tanto male da farmi una simile domanda? domandatemi un prestito di mezzo milione, e quantunque esso sia molto difficile, pure, parola d’onore! m’incomodereste meno. Sappiate dunque, credeva d’avervelo già detto, che nella sua partecipazione morale, particolarmente alle cose di questo mondo, giammai il conte di Monte-Cristo non ha cessato di apportare gli scrupoli, e dirò di più le superstizioni degli uomini d’Oriente. Io, che ho un serraglio al Cairo, uno a Smirne, ed uno a Costantinopoli, presiedere ad un matrimonio? mai!
— Così, voi ricusate?