— Voi firmerete il contratto? — Oh! non vi vedo alcun inconveniente, ed i miei scrupoli non vanno fin là.
— Infine, giacchè non volete accordarmi di più, debbo contentarmi di ciò che mi date: un’ultima parola, conte.
— Come dunque? — Un consiglio.
— State in guardia; un consiglio è peggio di un servizio.
— Oh! questo potete darmelo senza cimentarvi. — Dite.
— La dote di mia moglie è di 500 mila lire?
— Questa almeno è la cifra annunziatami da Danglars.
— Debbo riceverla, o lasciarla nelle mani del notaro?
— Ecco, in generale, come si trattano queste cose quando si vuole che succedano con una certa galanteria. I vostri due notari prendono nota del contratto per la dimane o il dopo domani: poi si scambiano le doti, delle quali si danno mutuamente ricevuta; indi, celebrato il matrimonio, mettono i milioni a vostra disposizione, come capo della comunità.
— Gli è perchè, disse Andrea con una certa inquietudine mal dissimulata, mi sembrava di avere inteso dire dal mio futuro suocero, che egli aveva intenzione d’investire i nostri fondi in quel famoso affare delle strade ferrate di cui voi mi parlavate or ora.